Premessa

Sono trascorsi quasi tre anni dall’uscita di Rise of the Tomb Raider, secondo capitolo della trilogia reboot della celebre serie Tomb Raider, creata nel 1996 da Core Design. Il gioco, così come Lara Croft, l’eroina che ha ridefinito il concetto di personaggio femminile nei videogiochi, hanno subito diverse e profonde modifiche nel tempo, per giungere infine alla decisione di Crystal Dynamics di conservare l’eredità del nome ma non il suo fardello, ricominciando dunque da zero con Tomb Raider: A Survivor is Born, uscito nel 2013 nella scorsa generazione. E adesso, nel Settembre del 2018, la trilogia trova una conclusione con Shadow of the Tomb Raider, l’ultimo titolo di Crystal Dynamics sviluppato però da Eidos Montreal, considerando che il team principale è al lavoro su un altro titolo (Project Avengers).

La conclusione di una trilogia

A fini narrativi, la conoscenza dei suoi predecessori è indispensabile per comprendere il percorso della nuova Lara Croft, iniziato nel 2013 con A Survivor is Born e proseguito con Rise of the Tomb Raider, a suo tempo esclusiva temporale per Xbox 360, Xbox One e PC. Qui abbiamo conosciuto infatti una ragazza ancora inesperta e l’abbiamo vista affrontare le prime avventure, addossarsi le prime colpe, profanare le prime tombe. L’impronta dei Tomb Raider precedenti al reboot si sente, ma è solo in superficie; molto più potente è l’ispirazione ad altri action adventure in terza persona usciti in quel periodo, tra cui Uncharted – che a sua volta si ispirò, per l’appunto, alle avventure classiche di Lara Croft.

Shadow of the Tomb Raider è un more-of-the-same dei precedenti capitoli, non innova particolarmente e non rivoluziona nulla che non sia stato già ampiamente sdoganato, sia a livello tecnico che a livello grafico. Ma la formula funziona, il titolo continua ad avere più di un motivo per essere giocato, esplorato e completato, premettendo ovviamente la passione per questo genere di giochi.

Trama

Attenzione: seguono spoiler dei precedenti capitoli

La nostra Lara, dopo le avventure in Yamatai e in Siberia, è ancora alla ricerca della verità sulla morte del padre, Lord Richard Croft. La sua sete di conoscenza la spinge in Cozumel, nel Messico, alla ricerca di nuove informazioni sulla Trinità, capitanata dal dottor Pedro Dominguez, leader dell’Alto Consiglio. Lo scopo del dottore è ritrovare il pugnale di Chak Chel, un antico artefatto Maya che, con l’aiuto dello scrigno di Ix Chel, gli permetterebbe di “rimodellare il mondo”, depurandolo da peccati e debolezze.
Neanche a dirlo, le cose non vanno per il verso giusto, né per il dottore né per Lara: un’apocalisse senza precedenti minaccia di di devastare il mondo coinvolgendo anche la città nascosta, Paititi. Il ritrovamento del pugnale innescherà infatti una serie di eventi che porteranno alla rinomata “ombra” (shadow). Un’ombra reale, ma anche della nostra protagonista…

La trama si assesta ai livelli dei due capitoli precedenti, senza puntare troppo in alto e senza spingersi troppo oltre. Shadow of the Tomb Raider ci offre un’escalation di eventi, con uno sconfinamento a tratti nel soprannaturale ed una ricercatrice che si getta a capofitto nella sua missione, in parte fallendo.

Il viaggio di Lara però non sarà solo fisico ma anche e soprattutto mentale, e non mancheranno sguardi all’infanzia della protagonista, specialmente in una sessione (di cui non vi anticipiamo nulla) che riuscirà sia a diversificare il gameplay sia ad arricchire il background dell’archeologa.

Nota di merito per alcune scelte registiche, tra cui il flash-forward iniziale che ricorda molto l’introduzione di Uncharted 2

Audio e lingue

Il titolo offre un doppiaggio nelle maggiori lingue mondiali, tra cui l’italiano: ritroviamo quindi Benedetta Ponticelli per la voce di Lara e un familiarissimo Gianluca Iacono nei panni del dottor Dominguez. Considerando le diverse culture che si incontreranno nell’arco dell’avventura, è stata inoltre introdotta una funzionalità originale: il doppiaggio dinamico. Questa modalità permette di avere i dialoghi in lingua nativa per ciascun personaggio minore che incontreremo nel corso dell’avventura. Per quanto la funzionalità sia davvero eccezionale e faccia capire la cura profusa nei dettagli e nel realismo del titolo,  il tutto cozza quando un dialogo tra l’NPC e Lara si svolge in due lingue totalmente diverse, e ciò nonostante i due si capiscono perfettamente.

Grafica e impostazioni

La nostra prova è stata effettuata su PC (Steam), dove le impostazioni grafiche personalizzabili abbondano: una prima sezione, sotto il tab “Schermo“, si occupa del supporto completo alle DirectX12, di antialiasing, luminosità, full screen esclusivo, e così via; ben più ricche le voci della seconda sezione, “Grafica“, che ci permette di graduare le performance visive del titolo e calibrare così il carico di lavoro sul nostro hardware.

Abbiamo testato a fondo le varie combinazioni grafiche su due macchine distinte, e sebbene fosse pressoché scontato l’effetto wow con impostazioni massime, abbiamo piacevolmente constatato che anche con i settaggi più bassi il gioco resta comunque – nella gran parte delle condizioni – estremamente gradevole agli occhi.

Tutto merito del Foundation Engine, versione modificata del Crystal Engine e già testato nel precedente capitolo, che ritorna anche qui nella sua forma più smagliante. Intendiamoci: il motore grafico non fa urlare al miracolo, specialmente se comparato ai titoli tripla A più recenti oppure allo stesso Rise of the Tomb Raider, ma fa benissimo il suo lavoro – agevolato anche dalla bellezza intrinseca delle ambientazioni, sempre “vive” e ricche di dettagli.
La resa dei volti, ed in special modo quello di Lara, è semplicemente spettacolare; e se accompagnata da settaggi grafici elevati, anche i dettagli più minuziosi emergeranno in tutto il loro splendore. 

Una nota finale per l’ottimizzazione: il titolo riesce a mantenersi sempre stabile sul framerate, per quanto con alcune macchine meno performanti si potrebbero avere dei cali di FPS in ambientazioni più “cariche”, come i villaggi.

Modalità Fotografo

Portata alla ribalta specialmente nelle esclusive Sony, la Photo Mode di Shadow of the Tomb Raider non si distacca molto da quella già vista in titoli similari, tra cui Uncharted: L’eredità perduta. È possibile, una volta messo in pausa il gioco, modificare l’angolazione, avvicinare o allontanare l’obiettivo, aggiungere dei filtri o una cornice, ed ancora è possibile modificare le espressioni facciali di Lara, passando da un viso crucciato ad un occhiolino sbarazzino. Possiamo anche aggiungere il logo ufficiale di SOTTR ed eliminare l’interfaccia, in modo da realizzare, ed eventualmente condividere, uno screen pulito della propria opera.

Sonoro

Il compositore Brian D’Oliveira arriva da Resident Evil 7 e Papo & Yo, e questo è il suo primo ingresso nel mondo di Tomb Raider. Il suo lavoro rispetta pienamente le sonorità locali e riesce a tramutare la musica in base all’emozione del momento. Ogni OST è realizzata a pennello per il luogo in cui viene riprodotta ed è molto difficile trovare qualche composizione fuori posto; nel più dei casi, invece, un crescendo musicale riuscirà ad essere un ottimo accompagnamento alle azioni di Lara.

Gameplay

E arriviamo adesso al clou del videogioco: il gameplay. Come detto precedentemente e più volte, questo è il terzo titolo di una trilogia: chi ha giocato ai precedenti capitoli saprà già abbondantemente cosa aspettarsi a livello di gameplay. Partendo da questa eredità, Shadow of the Tomb Raider non si prende libertà enormi e non innova particolarmente: ai comandi di Lara viaggeremo attraverso una mappa dai contorni definiti ma comunque abbastanza ampia, facendoci strada tra vari enigmi e combattimenti contro guardie più o meno coriacee.

Livelli di difficoltà

La prima cosa da tenere in considerazione è la difficoltà: dal menu Opzioni, accessibile anche a partita avviata, è possibile impostare un valore personalizzato – Facile, Normale o Difficile – per tre differenti settori del videogioco: Combattimento, Esplorazione e Enigmi. Sta a noi scegliere se affrontare battaglie più difficili ma avere delle agevolazioni nella risoluzione degli enigmi o nell’individuazione del percorso da seguire, oppure se optare esattamente per l’opposto.
Una quarta difficoltà, che porta tutti e tre i settori a Molto Difficile, ossia Ossessione Mortale, si differenzia dalle altre perché non permette il cambio di nessuna delle tre componenti citate prima ed offre un livello di sfida elevatissimo: è stata pensata appositamente per chi vuole affrontare il titolo come una sfida e per chi, non a torto, ha giudicato i precedenti capitoli molto semplici pur a livello difficoltà elevato.

Lo stile action adventure di SOTTR si riconferma il giusto connubio tra esplorazione e combattimento: il titolo ci offre enigmi e puzzle da risolvere per proseguire nella storia o per completare una Tomba opzionale (con suggerimenti più o meno consistenti in base alla difficoltà scelta), ma anche fasi di esplorazione non banali, specialmente se si vuole fare a meno dell’Istinto di sopravvivenza. In assenza dei suggerimenti di Lara e delle famose “sagome gialle”, talvolta potrebbe essere impegnativo individuare il punto esatto da cui lanciare il rampino o da cui oscillare per raggiungere la prossima zona.
Buona anche la libertà offerta nelle fasi di combattimento, dove si potrà passare da un approccio totalmente stealth (sfruttando la vegetazione, il lancio di oggetti per distrarre i nemici, le abilità che permettono di ridurre i rumori di passi e salti, e così via) ad un approccio più “guerrigliero”, ad armi spianate, del tutto sconsigliato alle difficoltà più elevate.

Potenziare Lara

Il potenziamento di Lara e delle sue attrezzature è confinato ai Campi Base, punti prestabiliti – molti dei quali segreti o opzionali – riconoscibili dalla presenza di un falò. Qui potremo innanzitutto spendere i punti abilità accumulati in uno dei tre settori principali – Esploratrice, Saccheggiatrice e Guerriera – in modo da accrescere le capacità di Lara. Starà a noi scegliere se prediligere un certo settore, magari in coerenza con il nostro stile di combattimento (aggressivo o silenzioso) oppure se distribuire equamente i punti racimolati costruendo un ventaglio di abilità equilibrato.

Il potenziamento delle armi e delle attrezzature impugnate dalla nostra archeologa richiede invece l’impiego di oggetti ricavabili durante la partita, da legna a pelli di animale, passando per piante e piume di ogni genere, tessuti ed altro ancora. Grazie agli oggetti potremo anche creare delle munizioni, come le frecce per il nostro inseparabile arco: in questo caso non sarà però necessario sostare presso un Campo perché potremo provvedere “al volo” in ogni momento, persino nelle fasi più concitate di una battaglia.

Sempre agli Accampamenti possiamo personalizzare l’outfit di Lara, optando per quelli sbloccati sino a quel momento. Il potenziale guardaroba dell’esploratrice è parecchio ampio, e ai costumi più rari si accompagnano delle abilità peculiari che li rendono ancora più speciali, ben lontani dall’essere un mero vezzo visivo. Alcuni abiti sono già presenti di default ad inizio partita, altri possono essere acquistati presso i mercanti oppure ottenuti completando delle missioni. Meritano senz’altro una menzione speciale gli outfit dal feeling nostalgico

Combattimento

Lo stile di combattimento continua ad essere quello di sempre: Lara ha principalmente a disposizione un arco – ormai simbolo della nuova Lara – un fucile, un mitra, una pistola e la piccozza per l’attacco corpo a corpo. È possibile craftare in tempo reale frecce (di diverso genere) e armi speciali (come delle molotov) utilizzando gli oggetti rinvenuti sul momento e che è possibile tenere in inventario. Stesso discorso per le erbe: abbiamo le classiche erbe curative, ma anche altre tipologie che migliorano le abilità combattive o percettive per un breve periodo di tempo.

L’intelligenza artificiale delle guardie non è un capolavoro: i nostri avversari seguono un pattern abbastanza lineare e hanno dei paraocchi piuttosto evidenti, tanto da non accorgersi magari di una guardia priva di vita a pochi metri da loro. A questo proposito, una novità di questo capitolo è la diversa colorazione delle sagome nemiche usando l’Istinto di Sopravvivenza: se la sagoma è gialla, l’avversario potrà essere ucciso senza che altri notino la nostra azione, a patto che la stessa possa considerarsi furtiva (una freccia letale o un attacco alle spalle); viceversa, se la sagoma è rossa, un compagno nelle vicinanze si accorgerà del decesso e provvederà a dare l’allarme, costringendoci ad uscire allo scoperto.

Se vogliamo mantenere un approccio stealth, sarà essenziale muoversi silenziosamente e mimetizzarsi con l’ambiente: potremo riuscirci più efficacemente cospargendoci di fango ed utilizzando i rampicanti per essere praticamente invisibili alle guardie, che saranno quindi facile preda delle nostre uccisioni furtive. Nel caso in cui si venga scoperti è invece consigliato un approccio “pesante” considerando che, a differenza di quanto accade in titoli come Uncharted in cui se si è al riparo i nemici rimarranno fermi in uno scontro a distanza, in SOTTR anche alle difficoltà più basse gli avversari tenderanno ad aggirare Lara e a colpirla alle spalle, mentre è distratta da un altro combattimento.

Enigmi

Shadow of the Tomb Raider fa largo uso degli enigmi, come visto già nei precedenti capitoli. In questo terzo episodio, però, il loro spessore è giunto a più alti livelli, offrendo alcuni puzzle decisamente complessi. Non sorprendiamoci se in un paio di occasioni dovremo perdere del tempo per ragionarci un po’ su, in special modo nel caso di enigmi opzionali, non obbligatori ai fini della storia, che sbloccheranno potenziamenti per le abilità non ottenibili da nessun’altra parte.

Esplorazione

La struttura aperta delle mappe lascia ampio spazio all’esplorazione: ogni bivio cela un segreto, un oggetto da raccogliere o più semplicemente uno scorcio da far perdere il fiato. Non mancano naturalmente reperti archeologici, che Lara ci descriverà offrendoci spunti sulla lore del luogo in cui ci troviamo, ma anche cimeli e diari di varia natura. Tra gli oggetti trovabili in fase di esplorazione abbiamo poi i Monoliti, lapidi o monumenti realizzati da popoli del passato che richiederanno la conoscenza del relativo idioma per poter essere decifrati, conoscenza che possiamo acquisire attraverso alcuni cimeli o decifrando prima altri monoliti con un linguaggio più semplice. Anche parlare con gli abitanti dei villaggi si rivelerà spesso utile ai fini dell’esplorazione, perché ci permetterà di segnare sulla mappa alcune ubicazioni di tesori extra.

Subquest

Oltre a parlarci di luoghi e tesori nascosti, i locali chiederanno spesso il nostro aiuto per i motivi più disparati, dando così il via ad una subquest. Analogamente, altre missioni secondarie o sfide potrebbero attivarsi automaticamente al nostro ingresso in un certo luogo, oppure ritrovando un oggetto. Il più delle volte non si tratterà di compiti particolarmente complessi, per lo più richiedendo semplicemente di esplorare la mappa alla ricerca del punto o dell’oggetto desiderato, ma ci offriranno comunque una migliore conoscenza dei personaggi di un determinato luogo o villaggio, permettendoci di comprendere i pensieri di alcuni popolani e ricevere dagli stessi delle ricompense.

Considerazioni finali

Il titolo nasce come evoluzione della formula già conosciuta e apprezzata dal 2013 ad oggi; non mira a particolari innovazioni ma riesce ad ergersi, se non ad eccellere, nel campo degli adventure in terza persona. L’ottimo lavoro già svolto in Rise of the Tomb Raider viene qui limato e perfezionato in ogni suo aspetto, dando l’impressione di giocare ad una versione migliorata dei precedenti titoli.

Shadow of the Tomb Raider è naturalmente consigliato a chi ha apprezzato i precedenti episodi e voglia dunque seguire le vicende personali dell’eroina rebootata nel 2013. Soprattutto, è consigliato a chiunque sia alla ricerca di un genere non troppo sfruttato recentemente: con l’esclusiva Sony di Nathan Drake, SOTTR se la combatte come miglior adventure presente sul mercato, puntando però maggiormente sul lato gameplay/enigmi – dove invece l’avventura di Naughty Dog perdeva colpi – specie grazie alla maggior difficoltà del titolo, in grado di offrire finalmente un grado di sfida davvero competitivo.

Menzione speciale per i completi nostalgici, ottenibili avendo giocato alcuni dei precedenti titoli della saga. Non aumenteranno le doti della nostra ricercatrice, ma ci faranno vivere l’avventura, probabilmente, in una maniera più vicina a quanto conserviamo nei nostri ricordi.

 

La copia promozionale utilizzata per questa recensione ci è stata donata da Crystal Dynamics, che ha riservato un grande ringraziamento alla divisione e alla community europea: siamo onorati di essere stati inseriti nei titoli di coda dell’ultima opera Square-Enix!

Shadow of the Tomb Raider è atteso il 14 Settembre 2018 – con accesso anticipato l’12 Settembre per chi ha preordinato il gioco – su PC (Steam), PlayStation 4 e Xbox One.

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
Brian Farey

Brian Farey

Sono Stefano, e la mia carriera videoludica inizia dal NES proseguendo con la Playstation. La conoscenza (e l'amore) con Final Fantasy scatta col settimo capitolo: da lì in poi inizio a ricercare e a studiare ogni singolo aspetto, passato e presente, della serie sulla fantasia finale. Ed è ciò che mi ha portato a scrivere per il più grande fansite italiano sulla saga. Apprezzo anche vari altri titoli videoludici (Yakuza e Metal Gear su tutti), vari anime, manga e musica in generale.

Lascia un commento