Finalmente è arrivato. A chiudere l’intricato cerchio della Saga di Xehanort, a dare risposta alle mille domande lasciate aperte dagli scorsi capitoli e, soprattutto, a divertirci ed emozionarci di nuovo con un rinnovato gameplay e una storia inedita.

Signore e signori… Kingdom Hearts III!

Abbiamo avuto modo di provare in anteprima e per diverse ore questo titolo e vogliamo quindi proporvi le nostre prime analisi e impressioni a caldo – del tutto prive di spoiler! – sull’ultimo capitolo della Dark Seeker Saga (ma non delle avventure di Sora, come ha precisato il buon Nomura).

Premettiamo che quella che segue non è una “recensione definitiva”, perché crediamo fermamente che per scriverne una (per scriverla bene, quantomeno) sia necessario aver completato il gioco che ne è oggetto ed essersi addentrati a fondo nelle sue meccaniche. Cosa che gli stretti tempi di pubblicazione non ci hanno permesso di fare, essendo giunti – io, Ruben e Brian – ad un monte ore di poco più di 20 ore di gioco ciascuno, senza saltare nulla e, anzi, godendoci il più possibile questa nuova fatica Square Enix.
Qui di seguito troverete quindi il nostro hands on, le nostre prime considerazioni su Kingdom Hearts III, l’impressione che ne abbiamo avuto, gli aspetti che ci sono piaciuti e quelli che, secondo noi, hanno meritato invece una critica. Buona lettura!

La storia sin qui

E’ praticamente impossibile riassumere in poche parole la storia di Kingdom Hearts fino al punto in cui il terzo capitolo apre le sue danze. Square Enix ci ha provato pubblicando dei mini video riepilogo, che ritroveremo all’interno dello stesso KHIII sotto la voce “Archivio della memoria“. Si tratta di un tentativo senz’altro superficiale, ma che puó andar bene per chi abbia semplicemente necessità di rinfrescare dei ricordi già chiari e ordinati (in tal caso, potete visionarli in questo articolo). A chi, invece, volesse ripercorrere in prima persona tutti gli eventi della saga, raccomandiamo caldamente di recuperare e giocare i precedenti capitoli, oggi facilmente accessibili grazie alle due compilation su PS4: “Kingdom Hearts 1.5+2.5 HD ReMIX” e “Kingdom Hearts II.8 Final Chapter Prologue”.

Prima di iniziare – Impostazioni

La versione italiana di Kingdom Hearts III contiene il solo doppiaggio inglese e i sottotitoli naturalmente in lingua nostrana (basta modificare la lingua della console per cambiarli) decisamente troppo piccoli per i nostri gusti. E questa è l’unica nota negativa che ci sentiamo di rilevare tra le tante opzioni del menu Configurazione (accessibile dal menu iniziale o da quello interno al gioco), ossia l’impossibilità di modificare la grandezza dei caratteri. Non raggiungono il livello pro-cecità di Final Fantasy XV, ma un’opzione di personalizzazione in tal senso non avrebbe certamente guastato. A parte questa piccola considerazione, le opzioni disponibili sono parecchio variegate, e spaziano dalla disattivazione delle animazioni per le trasformazioni del Keyblade al controllo della telecamera, passando per la vibrazione, i comandi situazionali, la posizione del cursore, il volume generale (purtroppo unico) ed altro ancora.

Una parte del menu Configurazioni

Grafica e sonoro

Il gioco ci propone due differenti modalità grafiche da scegliere su Playstaton 4: la Modalità Standard, che predilige la qualità grafica a scapito degli FPS, che saranno dunque oscillanti a seconda delle situazioni più o meno concitate di gioco; e la Modalità Stabile, che invece andrà a mantenere un framerate stabile sacrificando, ove necessario, la perfezione grafica. Il primo setting promette di raggiungere i famigerati 60 frame per second, sebbene non sia in grado di mantenerli nei contesti più frenetici di gioco, come le battaglia. Il secondo, invece, riesce a garantire nella pressoché totalità dei contesti il valore di 30 frame al secondo: la cifra non è certamente bassa e, unita al vantaggio della stabilità e alla generale “fluidità” di ogni movimento del protagonista, ci ha portati a preferire nelle nostre prove la modalità standard.

Passando al comparto audio, che nei precedenti capitoli ha scaldato tanti cuori e fatto scendere altrettante lacrimucce, possiamo rassicurarvi: la colonna sonora, composta ancora una volta da Yoko Shimomura, affiancata da Tsuyoshi Sekito e Takeharu Ishimoto, riesce nuovamente a colpire il segno. Le OST ci propongono inediti remix dei theme dei mondi Disney che andremo a visitare, vecchie canzoni della saga opportunamente arrangiate ed ancora nuove composizioni, sempre senza mai cadere nel banale. L’unica cosa da rimproverare in questo comparto sono probabilmente le transizioni: molte volte durante un combattimento due tracce audio si sovrappongono tra di loro (quella del mondo e quella specifica per i combattimenti), creando per le orecchie più esigenti un effetto non piacevolissimo.

Gameplay

La prima idea che balza alla mente non appena si impugna il controller e ci si mette ai comandi di Sora è, senza dubbio, “velocità“. I movimenti del nostro custode del Keyblade sono assai più rapidi che nei capitoli precedenti e le sue abilità di movimento si trovano già ad uno stadio avanzato. Non stupiamoci dunque di poter, sin da subito, volteggiare o compiere evoluzioni in battaglia per un considerevole lasso di tempo.
La rapidità nella corsa, poi, si sposa estremamente bene con la maggiorata ampiezza delle mappe di gioco, che sono davvero molto, molto più grandi di quelle a cui i precedenti Kingdom Hearts ci avevano abituato sinora. E, come il buon Nomura ci aveva promesso, si sviluppano parecchio in verticale, dando ancora di più una sensazione di vastità e profondità del mondo di gioco. Il Monte Olimpo, con i suoi livelli multipli, è un ottimo esempio di questa verticalità.

Su per la cima del monte Olimpo…

Nelle battaglie, la velocità di cui parlavamo si aggiunge ad un altissimo tasso di spettacolarità, aiutato non soltanto dalle acrobazie di Sora ma soprattutto dall’enorme quantità di mosse speciali che è possibile attivare.

Il tasto Triangolo conquista infatti più che mai un ruolo da protagonista e si appresta a diventare uno dei nostri più fedeli compagni, durante i combattimenti. In questo terzo capitolo numerato si moltiplicano le azioni e reazioni associate all’uso di questo tasto, con cui governeremo non soltanto l’attivazione delle Fusioni e i relativi attacchi speciali, ma anche le mosse combinate con i nostri alleati – che, il più delle volte, richiedono di trovarsi vicino al personaggio – ed ancora le spettacolari attrazioni Disney.

Sssoraaaaaaah!

Con così tanta carne al fuoco, non c’è da stupirsi che – specialmente all’inizio – si abbia una sensazione di sovrabbondanza di attacchi scriptati ed effetti sparaflash, che potrebbe anche confondere il giocatore alle prime armi. Presa confidenza con il sistema di combattimento, ci si rende però ben presto conto che la scelta sta interamente al giocatore, che potrà in ogni caso scegliere se, quando e quali attacchi speciali utilizzare, o piuttosto optare per i tradizionali colpi di Keyblade – accompagnati, perché no, da un buon incantesimo.

E a proposito di incantesimi, cominciamo subito col dare risposta ad uno dei quesiti più struggenti che affliggono i giocatori sin dai tempi di Kingdom Hearts II. Ebbene sì, in questo terzo capitolo Paperino cura, e sembra riuscire a farlo persino al momento giusto!

Tutto merito di una migliorata gestione delle IA (Intelligenze Artificiali) dei nostri alleati, ma anche di una più profonda possibilità di personalizzazione offerta al giocatore. Per ciascuno dei compagni di Sora, infatti, è possibile impostare lo “stile di combattimento” (se aggressivo, difensivo, o “libero”, lasciato cioè all’interpretazione del personaggio) e specificare quale debba essere il suo comportamento nelle situazioni di emergenza. In caso di emergenza, quel personaggio andrà ad aiutare Sora? O preferirà piuttosto curare altri alleati, o addirittura sé stesso? Saremo noi a deciderlo, questa volta, attraverso le opzioni che il gioco ci offre.

Per chi si sente nostalgico…

I mondi di gioco

Lo abbiamo già scritto e ve lo ripetiamo: i mondi di gioco sono significativamente più grandi. Questo favorisce notevolmente l’esplorazione, che ci premierà sempre con qualche tesoro, minigioco o con la scoperta di posti anche solo belli da vedere. Questa ampiezza, però, potrebbe implicare un maggior numero di smarrimenti lungo la strada, considerando la totale assenza di indicatori di destinazione, e in special modo se non abbiamo ancora trovato la mappa della zona.

Ma non ero già passato di qui?

A facilitare gli spostamenti intervengono diversi fattori. Come menzionato, innanzitutto la “camminata” di Sora ha subito una notevole velocizzazione. I mondi inoltre sono ricolmi di pareti, colonne e costruzioni liberamente e velocemente scalabili, segnalate da un leggero luccichio, e di apposite corsie dedicate al fluimoto che torna dopo Dream Drop Distance e ci permette di spostarci velocemente e con stile da un punto all’altro della mappa.

Per ciò che abbiamo potuto vedere, mondi nuovi e mondi già visti si amalgamano bene, in pieno stile KH. La varietà delle ambientazioni è tale da rendere quasi sempre immediatamente riconoscibile il posto in cui ci si trova grazie allo stile con cui gli stessi mondi sono stati progettati e disegnati. Ogni mappa è ricca di dettagli, oggetti e costruzioni tipiche. Abbiamo visto un Olimpo ben caratterizzato da architetture greche e una Crepuscopoli piena di abitanti, spesso avvolta nella luce del tramonto, per esempio.

A collegare i mondi visitabili ci pensa la solita gummiship. Naturalmente è stata mantenuta la possibilità di cambiare il proprio mezzo di trasposto o di costruirselo da zero. I viaggi tra un mondo e l’altro invece hanno subito una enorme evoluzione rispetto a KH2. Lo spazio tra i mondi può essere considerato a sua volta un mondo a sé, liberamente esplorabile con la gummiship in lungo e in largo alla ricerca di sfide, gigantesche sfere ricolme di premi (ognuna delle quali presenta un piccolo minigame per essere aperta) e nemici da battere.
Spostarsi da un punto all’altro di questo universo immenso quindi non è mai noioso ma viene addirittura semplificato e velocizzato dalla presenza di cerchi e piattaforme acceleranti  e addirittura da punti di teletrasporto attivabili la prima volta che li raggiungiamo.

Longevità e compiti secondari

La longevità del titolo si assesta sulla trentina di ore, che ovviamente aumenteranno a dismisura nel caso volessimo portare a termine tutti i compiti secondari.

Ritornano i classici forzieri sparsi per i vari mondi, ognuno di essi contenenti vari oggetti, mappe o minigiochi per il Classic Kingdom: all’interno del Grillario, il grillo parlante si preoccuperà di tenere traccia degli scrigni da noi individuati e di quelli ancora da scoprire per ciascun singolo mondo di gioco, così incrementando la tendenza al completismo del giocatore.

Ma il collezionabile per eccellenza, chiamato a prendere il posto dei cuccioli dalmata nel primo capitolo e dei pezzi del puzzle nel secondo, assume adesso una nuova forma: i “portafortuna“, un piccolo simbolo di Topolino che dovremmo trovare e fotografare col nostro Gummifono. La raccolta dei portafortuna sarà l’unico elemento che ci permetterà di sbloccare il finale segreto, mentre il nostro impegno nella ricerca varierà a seconda del livello di difficoltà scelto all’inizio della partita. E a proposito di fotografie, oltre ai Lucky Charms, il gioco ci propone una serie di missioni fotografiche, che ci impegneranno nella ricerca di oggetti o di nemici specifici, che dovremo immortalare in foto per ottenere una ricompensa.

Il simbolo di Topolino da scovare e fotografare nei vari mondi

All’interno dei mondi di gioco troveremo inoltre degli ingredienti, che saranno utili ad un certo famoso roditore per preparare le sue prelibatezze. Assaggiandole, miglioreremo temporaneamente i parametri della nostra squadra, ottenendo così un interessante boost magari per le battaglie più impegnative (Ignis, anyone?)

Ancora, accedendo al Gummifono potremo dilettarci nei minigiochi classici a due dimensioni: abbiamo già avuto occasione di vederne cinque in Kingdom Hearts Union X per ottenere il keyblade Luce Stellare (riscattabile a partire dal 29 gennaio), ma qui la platea si amplia notevolmente, offrendoci un passatempo ulteriore con cui prenderci una pausa dalla missione di Sora.

Conclusioni

Tirando le somme di queste nostre prime ore di gioco, le impressioni generali sono più che positive. Da tempo si sentiva la mancanza in casa Square Enix di un titolo così variegato sul piano del gameplay, tra estrema dinamicità delle battaglie, godibilità delle fasi di esplorazione e una decisamente nutrita quantità di compiti secondari. Il tutto, non dimentichiamolo, nel rispetto della tradizionale atmosfera Kingdom Hearts, dove la luce e le tenebre si scontrano, sì, ma senza perdere quell’umorismo e quel senso di leggerezza che soltanto personaggi come Sora, Paperino e Pippo sono in grado di regalarci.

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Rinoa Heartilly

Rinoa Heartilly

Il mio nome è Anna e ho creato il Rinoa's Diary nell'ormai lontano 2001, stregata (ha-ha) dall'ottavo capitolo Final Fantasy. Da quel momento, l'amore per la saga non mi avrebbe più abbandonata.

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