Lara Croft è stata un’icona del panorama videoludico durante tutti gli anni ’90: in un’epoca dominata da uomini barbuti e nerboruti, ragazzi dal cuore d’oro o dalla psiche tormentata, la giovane archeologa riuscì ad emergere dalla matassa di testosterone e consegnarsi alla storia come una delle prime eroine del mondo videoludico. I tempi cambiano, e con essi le generazioni. Le serie storiche hanno bisogno sempre piĂą spesso di una pennellata di nuovo, ma a volte questo non basta. A volte è necessario rivalutare tutto il concept dietro un noto marchio e rielaborarlo per renderlo nuovamente fruibile. E fu così che, nel 2013, Crystal Dynamics si fece carico dell’ereditĂ della bella esploratrice, intenzionati a riportarla agli antichi fasti con un rimodernamento totale delle avventure di Lara.
“Tomb Raider: a Survivor is Born”, nonostante prendesse fin troppo dalla serie Uncharted, si dimostrò essere un buon titolo. Il suo successo portò Square-Enix e Crystal Dynamics a continuare l’operazione di rilancio della saga con il titolo che oggi prenderemo in esame: Rise of the Tomb Raider.
Cominciamo quindi con il ringraziare Koch Media che ci ha fatto omaggio di una copia PC (Steam) di ROTTR, permettendoci di tornare ad immergerci nelle avventure della giovane Lara e di darvi il nostro parere su questo secondo capitolo della saga.
La premessa narrativa di Rise of the Tomb Raider è questa volta molto personale. Lara, ormai ventiduenne, è determinata a ridare lustro al nome dei Croft portando a termine l’ultima e incompiuta incompiuta del padre, misteriosamente scomparso. Sul suo cammino l’archeologa si troverĂ intralciata da un’organizzazione chiamata TrinitĂ , rappresentata in loco da Konstantin, un uomo che dimostrerĂ piĂą volte il suo fanatismo per la causa, ostacolando l’eroina in ogni modo possibile. Sebbene sia stata posta grande enfasi sulle motivazioni dei personaggi, la storia che ci troveremo a vivere è molto classica e ci porterĂ gradualmente a svelare il fitto mistero della cittĂ di KiteĹľ, il rapporto tra Lara e suo padre, e il motivo della sua prematura scomparsa.
Una volta presi i controlli di Lara non ci vorrĂ Â molto prima di rendersi conto che si è di fronte a un Tomb Raider potenziato sotto ogni suo aspetto. Non abbiamo, quindi, uno stravolgimento della formula giĂ collaudata, ma sembra che i Crystal Dynamics abbiano ormai tracciato la strada da seguire. ROTTR adesso ha una identitĂ piĂą distinta, con mappe piĂą ampie ed una maggiore libertĂ di esplorazione, rappresentata in questo capitolo da attivitĂ secondarie che andranno dalle semplici quest assegnateci dalla popolazione locale all’introduzione di un nuovo elemento: le tombe.

Parliamo prima dell’elemento meno innovativo, ma non per questo mal implementato; le quest. Le missioni secondarie sono abbastanza varie, divertenti da eseguire, e si diversificano in attivitĂ abbastanza classiche: battute di caccia, recupero di specifici oggetti, distruzione di basi nemiche… Ovviamente, non lavoreremo gratis: ogni missione ci fornirĂ , oltre a punti esperienza, una abilitĂ o un pezzo di equipaggiamento. Le tombe, d’altro canto, sono delle sfide opzionali che vogliono strizzare l’occhio ai vecchi Tomb Raider. L’entrata di questi luoghi, difatti, è nascosta e non segnata sulla minimappa. Una volta dentro ci ritroveremo a risolvere un puzzle ambientale, solitamente per sbloccare una porta, che ci condurrĂ alla nostra ricompensa. Abbiamo trovato questi puzzle in larga parte divertenti, non troppo complessi ma mai banali.
Tutta questa mole di abilitĂ ed equipaggiamenti non servirebbe a nulla senza un sistema di sviluppo dedicato: ebbene, in ROTTR c’è anche questo.
Ottenendo punti esperienza saliremo di livello e otterremo dei perk da spendere – presso gli accampamenti – in 3 distinti alberi delle abilitĂ : ognuno di questi enfatizzerĂ una specializzazione di Lara. La crescita del personaggio è sensibile, sebbene alcune abilitĂ iniziali siano un pochino deludenti nella sezione “sopravvivenza”. Alle abilitĂ che apprenderemo con i punti esperienza vanno poi ad aggiungersi quelle sbloccate dalle tombe e dalle missioni secondarie, dall’utilitĂ e carisma altalenante: non significa che le abilitĂ sono inutili, anzi, solo che determinate tombe offrono delle ricompense fin troppo allettanti rispetto ad altre.

La personalizzazione di Lara non finisce qui: collezionando 4 pezzi della stessa arma la sbloccheremo e potremo equipaggiarla presso un accampamento; passiamo da pistole semi-automatiche a quelle automatiche, mitra, fucili d’assalto, fucili a pompa e l’immancabile ritorno dell’arco. Ogni arma può essere migliorata incrementandone le statistiche, cosa che, tra l’altro, avrĂ un riscontro visibile sull’aspetto dell’arma stessa. In generale abbiamo notato come le uniche armi davvero non esaltante siano le pistole, che vengono oscurate quasi in ogni aspetto dai fucili e dall’arco. Durante la nostra partita, giocata a difficoltĂ “Sopravvissuto” (la piĂą alta che il gioco ha da offrire), abbiamo utilizzato le pistole esclusivamente quando ci ritrovavamo a corto di munizioni. Di contro, invece, l’arco si è dimostrato di gran lunga l’arma piĂą utile: dispone di munizioni alternative che verranno gradualmente sbloccate durante la campagna e che offrono delle opportunitĂ davvero irrinunciabili. Non vogliamo rovinarvi la sorpresa, per cui vi diremo semplicemente che queste munizioni ci hanno piĂą di una volta semplificato, forse in maniera eccessiva, il progredire. Attenzione però, non significa che le altre armi da fuoco non dispongano di simili munizioni; esse sono presenti, sì, ma vanno sbloccate con appositi perk e non riescono comunque a superare quelle dell’arco in quanto a utilitĂ .

Sono infine disponibili numerosi capi d’abbigliamento per la bella Lara, che rivestono spesso (ma non sempre) una valenza piĂą tattica che estetica, donando alla nostra eroina alcuni effetti secondari; niente di straordinario o particolarmente vario, ma sono comunque una buona aggiunta ad un sistema che permette di personalizzare al meglio il proprio stile di gioco.
L’avventura è, almeno in parte, flessibile: nonostante le situazioni in cui dovremo sparare all’impazzata come nei migliori film di Stallone non siano poche, esistono vari punti in cui il gioco ci permetterĂ di affrontare i nostri avversari in maniera piĂą elegante, ricorrendo alla furtivitĂ . Lo stealth di ROTTR è molto semplice: Lara si abbassa automaticamente quando non è ancora stata scoperta, potremo utilizzare i cespugli come zone franche e colpire furtivamente utilizzando la nostra piccozza per un assassinio ravvicinato (che richiederĂ qualche secondo, durante i quali potremo essere scoperti), oppure colpire da distanza utilizzando il nostro silenziosissimo arco. L’intelligenza artificiale non è nulla di eccezionale: gli avversari noteranno i cadaveri qualora dovessero rientrare nel loro cono visivo o nei loro pattern di movimento e andranno immediatamente in uno stato di cautela, durante il quale aguzzeranno i sensi e ci scopriranno praticamente subito se non saremo giĂ nascosti o lontani dalla scena del crimine. Il comportamento della IA si riconferma anche durante gli scontri a fuoco:

i nemici sono incredibilmente aggressivi ed è da premiare la loro tenacia nel farci abbandonare i ripari, non esitando a bombardarci letteralmente di granate. Rimanere fermi nello stesso punto è praticamente impossibile. Se non sono le granate a spostarci saranno i ben piĂą spericolati aggressori ravvicinati, che ci correranno incontro indefessi. L’unica alternativa contro quest’ultimi sarĂ Â uccidere o essere uccisi; nel caso in riuscissero ad avvicinarsi l’unica nostra opzione sarĂ eseguire una schivata ben piazzata per allontanarsi il prima possibile. Abbiamo notato con piacere che le hitbox dei nemici rispondono in maniera soddisfacente: colpendo un nemico alle gambe sarĂ possibile farlo accasciare e avvicinarsi per assestare un colpo di grazia con la nostra fedele picca da scalata. Ma non solo: le armature dei nemici reagiscono ai nostri proiettili rompendosi in maniera credibile e non si sono presentati difetti nel sistema di ragdoll.
Sul piano tecnico ROTTR è semplicemente impressionante. La nostra prova è avvenuta su un PC di fascia alta, con molti settaggi impostati ai valori massimi, inclusa la tecnologia TressFX di AMD (qui opportunamente modificata da CD); da tempo immemore segreto del noto shampoo Pantene per dei capelli che fanno swish. Il titolo fa ampio uso delle forze della natura per promuovere la sua spettacolaritĂ , e per farlo sfrutta appieno il suo eccellente motore fisico: in ROTTR crolla praticamente tutto, e quello che non crolla brucia. La resa visiva è da capogiro, scenari mozzafiato e in costante mutamento sono all’ordine del giorno. Particolare menzione alla neve, meno invasiva del resto ma non per questo poco curata.

Lara è rimasta in nostra compagnia per circa 15 ore, durante le quali abbiamo esplorato e svolto soltanto qualche attivitĂ secondaria; il tutto, ricordiamo, alla difficoltĂ massima. Una stima plausibile della durata della campagna è circa di 10 ore, che possono tranquillamente duplicarsi se si decide di dedicarsi per bene all’esplorazione e fare tutto ciò che il titolo ha da offrire. Le ore diventano virtualmente infinite se contiamo la modalitĂ “Spedizioni“, che ci permetterĂ di riaffrontare alcune missioni della campagna con opportuni modificatori e obiettivi specifici con lo scopo di totalizzare il miglior punteggio. La modalitĂ in sĂ© presenta una buona implementazione, con modificatori divertenti e obiettivi stimolanti; la sua presa però dipenderĂ da quanto l’utente avrĂ Â apprezzato il gameplay del titolo.
In estrema sintesi: Rise of The Tomb Raider conferma la direzione del reboot con un paio di aggiunte e delle mappe piĂą estese; il nucleo centrale è rimasto sempre lo stesso, ma in fondo… squadra che vince non si cambia, no?




