Garden

Un Gioco di Ruolo Narrativo a più mani, tra SeeD e Cadetti, Garden ed Accademia, Tornei, Missioni, Sagre, e molto altro: questo è il Garden Club! Leggi i topic "Bacheca" e "Spiegazione Topic" prima di postare

Moderatori: Pip :>, Garden Master

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Leon Feather
Guerriero
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Re: Garden

Messaggio da Leon Feather »

Un fendente della sua spada tagliò di netto la testa del robot alla sua sinistra, che rotolò ai suoi piedi. Il resto del corpo si spense, rovinando a terra. Una magia thunder ben assestata bastò a friggere i circuiti di quello che le veniva incontro alla sua sinistra. Si accasciò al suolo in un borbottio irriconoscibile, prima di spegnersi. Un altro la attaccò da dietro, la lei evitò il colpo abbassandosi di scatto. Si voltò velocemente e lo colpì con un fendente al petto, tagliando ferrò e circuiti. Un calcio lo mandò a terra dove esalò il suo ultimo "respiro cibernetico".
Rimise la spada nel fodero dietro la schena e il pubblico che fino a quel momento era stato in silenzio esplose in un fragoroso applauso.
"Incredibile... Incredibile! Facciamo un applauso Elza del Garden di Rinoa, che ha abbattuto da sola un intero squadrone di macchine Albhed!"
"Grazie, grazie" fece un paio di inchini e si diresse fuori dall'arena, attraverso il pubblico, dove Paine la aspettava.
"Non ti sembra di esagerare?" le chiese. "È tutta la mattina che affronti orde di mostri e macchine".
"Cuccioli troppo cresciuti e ammassi di ferraglia, vorrai dire" disse, il fiato corto. "Niente di davvero pericoloso, se non consideriamo l'olio motore che ormai mi è arrivato fin in mezzo alle chiappe".
"Ah sì?" ribattè la dottoressa. "Quell'ultimo lì ti ha rifatto l'acconciatura" le mise di fronte al viso uno di quegli specchietti che si usa per sistemarsi il trucco.
"Agh!" Elza si mise le mani sopra la testa. "Mi ha tagliato quasi un ciuffo intero!" spostò i capelli per sistemarli in modo che si coprisse.
"Che piano malvagio hai in mente?" chiese Paine incrociando le braccia.
"Piano malvagio? Pei, così mi offendi!"
Incrociò le braccia offesa e la dottoressa le restituì uno sguardo a metà tra il severo e il divertito.
"Vedi, è molto più semplice (e innocente! e legale!) di così. Mi sto mettendo in mostra!" nel dirlo allargò le braccia con fare teatrale. "Quando gli altri Garden vedranno quanto bella e brava sono mi vorranno tutta per loro, e a quel punto... Pip sarà costretto ad aumentarmi lo stipendio se vuole tenermi!"
Nella sua mente, il Preside la implorava ai suoi piedi di restare, promettendole cifre impossibili e accettando persino di cederle il suo ufficio.
Un colpetto con il pugno sulla fronte risvegliò Elza dal suo delirio.
"Questo a me sembra proprio un piano malvagio" disse. "La definizione di piano malvagio".
"Chiamalo come vuoi" ribattè Elza sbuffando.
Can you feel my, can you feel my, can you feel my tears?
They won't dry
Can you feel my tear drops of the loneliest girl?
The loneliest girl


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Leonheart88
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Re: Garden

Messaggio da Leonheart88 »

"Commander Rayearth ancora un ultima domanda" la voce del Generale, ex Tenente, Harnett, si diffuse melliflua nell'aria proprio nell istante in cui Leon provava ad alzarsi dalla sedia dove era stato portato per *alcune semplici domande di routine*
-Dell'anima de li mortacci tuoi- Pensò Leon senza, miracolosamente, dire nulla. "Si?"
"Voi siete state le ultime persone, ad eccezione del personale autorizzato ad entrare nell'edificio...."
"Sta forse suggerendo che c'entriamo qualcosa?
"Nono, assolutamente... però è curioso, il famoso Garden di Rinoa arriva e subito accade un furto. Non trova che è quantomeno singolare?"
"Singolare come il fatto che nessuna donna sopporti di stare con lei" rispose sottovoce il Commander, tra sè e sè.
"Come scusi?"

Forse non così troppo silenziosamente.

Per prima cosa controllarono tutti i registri annotanti le entrate e le uscite dalla cittadina, per fortuna le misure di sicurezza erano state enormemente alzate rispetto al solito, tutti i trasporti erano soggetti a controlli sul carico.

"Quindi il materiale è ancora in città" fece Egil, preoccupato soprattutto di non poter sfoggiare al pubblico la sua ultima invenzione.
"Rubare in una città stracolma di Seed, sono proprio degli imbecilli" commentò Xander
"O sono molto in gamba" concluse Sky
"Vorrei propormi come caposquadra per recuperare la refurtiva" propose Leon. fino a dodici ore prima il suo pensiero vagava solo tra cadette, cibo e birre. E ora era pure costretto a lavorare!
"Va bene" assentì Philip "dirigiti vers.."
"Un momento" Harnett si dirise impettito verso il Preside del Garden di Rinoa "sebbene nutra soltanto stima per i suoi uomini, con i loro pregi caratteristici, sarei più tranquillo se a comandare la squadra ci fosse un mio uomo" la sua voce si fece tagliente "solo per evitare malignità sul fatto che le ultime persone a entrare nel magazzino siano quelle che cercano la refurtiva"
Pip portò la mano alla fronte "E chi proporresti come candidato?"
"Lui" ed indicò un ragazzetto che immediatamente si fece avanti.

Zlatan Kinneas.
Diciannove anni.
Seed del Garden di Galbadia, vice comandante delle operazioni d'assalto, sicuramente NON perchè figlio di Irvine. O forse si.
Camicia a collo alto, occhiali da sole alle sette di mattina. Colonia da quattro guil.
Un tamaretto raccomandato. Dalle voci che circolavano tra i Garden, il carattere e l'arroganza erano ancora peggio dell'aspetto.
"Ah, quindi voi sareste il mio aiuto? Vediamo che sapete fare voi del Rinoa..."

La domanda che Leon si pose non era tanto se fossero riusciti a catturare i ladri.
Nè se qualcuno del Rinoa rischiasse di malmenare il proprio caposquadra.
La domanda era Chi.
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CrisAntoine
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Re: Garden

Messaggio da CrisAntoine »

Camminare di notte era ben più rassicurante rispetto al giorno.
C’era comunque folla, ma molto meno rispetto al giorno. La maggior parte delle persone era ormai rientrata, dopo una giornata di festa e di divertimento. Anche lui si era divertito molto, soprattutto con alcune prove di combattimento, ma la sua incapacità a parlare con gli estranei gli impediva di godersi al meglio l’occasione che questa fiera gli donava. E inoltre, avrebbe potuto anche capire che senso avesse questa fiera. Aveva visto molta gente in divisa, delle strane divise che non riconosceva, e si combatteva molto per le strade, quindi aveva pensato a qualche sorta di fiera militare. Ma perché la gente doveva festeggiare una cosa del genere? Che avesse qualcosa a che fare con la milizia? No, secondo il Maestro la milizia era stata sciolta dopo la sconfitta di Sin.
Kirik si grattò la testa, confuso. Pensare troppo con così poche informazioni gli faceva girare la testa e gli faceva brontolare lo stomaco. Annusò l’aria, percependo odore di carne nei paraggi: poteva usare il piccolo gruzzoletto guadagnato in giornata per mangiare qualcosa. Ma questo significava parlare con degli umani… gli si rizzò il pelo per l’ansia.

Vagò ancora per un po’, cercando di decidersi di entrare in una locanda quando dei rumori attirarono la sua attenzione. Con un salto balzò sul tetto più vicino e si mise, immobile, ad osservare la scena: sei figure stavano attraversando le stradine anonime di questa zona di Luka. C’erano due umani e quattro esseri cigolanti… macchine? Non emanavano un odore particolare, o almeno così sembrava, e producevano uno strano suono muovendosi. Kirik ne aveva solo sentito parlare dal Maestro, non ne aveva mai vista una con i suoi occhi. Le “macchine” trasportavano qualcosa dall’aspetto pesante e i due umani si muovevano in modo strano, quasi a cercare di assicurarsi di non essere visti.
“Kirik nei guai… Kirik sa che, quando pensa troppo, si mette sempre nei guai. Kirik deve fuggire”
Con estrema cautela, il Ronso, si spostò sul tetto per allontanarsi dalla scena, ma il fato volle che quel tetto avesse qualche tegola sconnessa che, nel momento in cui poggiò la zampa, scivolò. Kirik fu rapido a riprendere l’equilibrio ma, la sua copertura ormai saltata, fece un salto e iniziò a correre per le vie di Luka per mettere quanta più distanza possibile tra sé e i loschi figuri.


Uno scricchiolio, una tegola scivolò dal tetto e si frantumò sul marciapiede. L’uomo fece appena in tempo a vedere una figura umanoide saltare via e a puntare la pistola, ma l’obiettivo era fuori dalla sua vista. Erano stati visti? C’era poca luce, quindi l’individuo potrebbe non aver visto il suo volto, e comunque quello era un quartiere commerciale, la notte si svuotava sempre, quindi che ci faceva qualcuno lì. – Cos’è stato, capo?
– Qui ci penso io. Tu prova a vedere se riesci a inseguire il tizio che è appena scappato. Non dovrebbe essere troppo lontano. Cerca di capire chi sia e assicurati che non vada ad allertare i SeeD.


Kirik su fermò solo quanto il suo istinto smise di urlare al pericolo. Era quasi tornato al centro del paese. La gente aveva abbandonato le strade, quindi doveva essere piuttosto tardi. Il che significava cucine chiuse in tutte le locande. Un nuovo brontolio gli ricordò che non mangiava da diverse ore. Decise di trovarsi un luogo dove passare la notte e avrebbe cercato di fare colazione la mattina. Convenientemente, l’insegna di una locanda era a pochi metri a sud. Fu in quel momento che incrociò per la prima volta i SeeD del Rinoa.


Quel coso era troppo grosso per essere un cane, tantomeno un umano che corre a quattro zampe. L’uomo deglutì, pensando a come il suo lavoro fosse diventato immediatamente più difficile del previsto. Avrebbe dovuto seguire quella cosa per assicurarsi non fosse un pericolo per il loro piano, o quantomeno tenerla d’occhio finché il capo non gli avrebbe detto che potevano finalmente filarsela. Il coso aveva ormai raggiunto via Yunalesca, una delle vene commerciali di Luka; lo vide alzarsi sulle zampe posteriori e, alla luce dei lampioni, riconobbe un Ronso: rimane immobile una manciata di secondi, e poi avanza lentamente. Lo vede girare a sinistra e, all’improvviso, ecco comparire un gruppo in uniforme: dei SeeD! Se quel Ronso li avesse davvero visti e li avrebbe fermati per raccontargli tutti, sarebbero stati guai seri. Dopotutto, la bestia li aveva avvistati poco vicino al punto di consegna.
- Capo! – bisbigliò il tizio al telefono – ho sott’occhio il tizio, è un Ronso, e ci sono un casino di SeeD nei paraggi…
Spoiler
TADAAAN! Nuovo PG, poiché Rina comincia a perdere il fascino che mi ispirava quando l'ho creata. Ho già aggiornato la scheda PG. Trattatemi bene <3
"In a world full of eggplants and peaches, I'm a tomato!"

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Pip :>
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Re: Garden

Messaggio da Pip :> »

Kirik su fermò solo quanto il suo istinto smise di urlare al pericolo. Era quasi tornato al centro del paese. La gente aveva abbandonato le strade, quindi doveva essere piuttosto tardi. Il che significava cucine chiuse in tutte le locande. Un nuovo brontolio gli ricordò che non mangiava da diverse ore. Decise di trovarsi un luogo dove passare la notte e avrebbe cercato di fare colazione la mattina. Convenientemente, l’insegna di una locanda era a pochi metri a sud. Fu in quel momento che incrociò per la prima volta i SeeD del Rinoa.
Un Ronso spaventato in mezzo a Luka nel cuore della notte.
Non una scena che si vede ogni giorno.

Pip e altri SeeD del Rinoa si trovavano fuori a chiacchierare dopo la festa, in buone per quanto non perfette condizioni psico-fisiche.
Sarebbero rientrati a breve per riposare prima di un'altra giornata all'insegna degli impegni al Festival dei SeeD, e che impegni: il giorno dopo ci sarebbe stata l'ufficiale parata dei Garden del Multiverso che, da scaletta, aprivano il torneo di combattimento tra SeeD che si sarebbe tenuto il giorno ancora successivo.
Il primo giorno le bevute in compagnie erano state parecchie e ben tollerate, ma d'ora in avanti avrebbero dovuto tutti tenere un comportamento ben più consono (si, certo, credici).

Pip: ehi, amico, hai bisogno di una mano?

Il Preside fece per avvicinarsi al Ronso, che si ritrasse d'istinto per tornare sui suoi passi, quando qualcosa gli fece cambiare nuovamente idea.
Guardò Pip e, dietro di lui, si vide per un attimo un luccichio.
Pip scattò senza neanche pensarci; spostò il Ronso con una spinta del braccio sinistro e bloccò con l'altro braccio il colpo sferrato con un pugnale da uno sconosciuto che era giunto alle sue spalle, afferrandogli l'avambraccio e torcendoglielo fino a che l'assassino non lasciò cadere l'arma a terra.
Il Ronso, nel frattempo, era caduto per terra con un urlo.
Lo sconosciuto cercò di sferrare un pugno a Pip, che lo deviò con facilità, ma dietro di lui si accese un fascio di luce che momentaneamente accecò il Preside, permettendo all'assassino di fuggire.

Tsk. Sto invecchiando.
Pip: tutto bene? Chi erano quelle persone?

Il Ronso distolse lo sguardò, forse imbarazzato, forse ansioso.

???: Grazie. Ora devo andare.
Pip: Aspetta, spiegami!

***

Il Giorno dopo, una squadra era partita per una missione improvvisa, capitanata dal figlio di Irvine.
Gli eventi che avrebbero dovuto fronteggiare dovevano per forza essere collegati a quelli riferiti dal giovane Ronso di nome Kirik.
Ovviamente, dell'accaduto erano stati informati gli organizzatori e le autorità di Luka.

Tutto ciò non cambiò i programmi del Festival dei SeeD e nemmeno i preparativi del Garden di Rinoa.

Pip: A tutti i SeeD! Oggi indosseremo l'alta uniforme per la parata. Seguiamo il programma stabilito che già abbiamo avuto modo di provare in questi giorni e faremo sicuramente una buona figura. Ah, dimenticavo: ho bisogno di tre volontari che abbiano voglia di mettersi in mostra nel torneo di domani. Buona giornata a tutti!
Nanashi Mumei
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Grazioso dono della sbornia.

Messaggio da Nanashi Mumei »

Nanashi si svegliò col mal di testa e una nausea atroce, e vomitò sulla bacinella posta di fianco al letto. Non si ricordava chi l’aveva lasciata lì, ma era stato di certo molto genti…
Era stato lui stesso a lasciarla lì, ora ricordava.
Provò un moto di tristezza alla cosa, mentre poggiava i piedi sullo scendiletto macchiato da delle goccioline di bile mista ajrag misto grappa di molboro misto chissà cos’altro.
La luce lo infastidiva. Prese la katana e il roningasa, e uscì a farsi un giro.
Quantomeno a riempirsi la lagenaria.
Quanto tempo era che stava lì al garden? Troppo.
Quante memorie si era fatto? Troppo poche.
Aveva recuperato le vecchie? No.
Aveva dato un senso alla sua vita facendo l’ubriacone? No.
Gli sarebbe venuto da piangere, fosse stato ancora in grado di farlo.
Appena aprì la porta, il rumore lo colpì come una mazzata, provocandogli una fitta di mal di testa atroce. E in essa, una parola baluginò nella mente, subito dimenticata e soffocata nel dolore.
Provò voglia di farsi un panino con della carne di behemot. Magari sarebbe passato dal Macellaio del garden…
Bestemmiò tra i denti e non seppe il perché. Forse perché non c’era un macellaio al Garden di Rinoa.
Uscì per le strade di Luka, muovendosi tra la gente in borghese, gli abiti lerci di polvere e tristezza che portavano la gente ad evitarlo. Rina avrebbe preferito sventrarsi piuttosto che stare per un solo istante in sua presenza: era troppo pure per la fashionista.
Era troppo pure per quello pseudo psicologo barbuto… come si chiamava? Xander? Marx?
Non si fidava di lui. Sentiva l’odore di Rum Rub Dragon accompagnarlo mentre andava in mensa, finito il suo turno con quel disagiato di Reks. Aveva fiuto per l’alcol.
Ma del resto, c’era qualcuno di cui si fidava, lì dentro?
S’accorse che non aveva soldi. Che li aveva spesi tutti in alcolici da discount.
Magari poteva aprire una distilleria nel Garden di Rinoa. Se non altro per soddisfare il suo vizio. Ne avrebbe parlato con Pip, se il mal di testa glielo concedeva.

-0-

Si mosse verso il Chocobo Barcollante, quando accidentalmente urtò qualcuno con un boccale di birra in mano. Un cadetto che cercava di fare colpo su una ragazza. In maniera assai molesta, a giudicare da come la ragazza si stava ritirando alla ricerca di una via di fuga.
“Ehi!” Urlò il cadetto, afferrando Nanashi per la protesi, e subito ritraendo la mano: s’era tagliato sul caricatore di shuriken.
“Cosa vuoi?” Replicò il ninja, annoiato.
“Cosa voglio?! Hai rovinato le mie chance con quella tettona!” Imprecò il cadetto, leggermente alticcio.
“Quale tettona?” Chiese Nanashi. Il cadetto si voltò, e la sua espressione mutò in una smorfia d’ira quando si accorse che la ragazza s’era defilata.
“Io ti ammazzo. Zoolab. Io e te.” Ringhiò il cadetto.
Nanashi sorrise.
“Facciamo così: se vinci tu, mi lascerò pestare fuori dallo zoolab. Se vinco io, mi comprerai da bere.” Rispose il ninja.
“Perfetto… Hai già un budget in mente?”
Domande da codardo. O da persona umile quanto basta da ammettere la propria fallibilità.
Forse non era solo un giovinastro mosso dalla libido che contava sul fascino di un’uniforme lercia di birra.
“Sei o sette volte il tuo stipendio.”
“Porc’Odino, che hai da bere così tanto?” Chiese il cadetto, preoccupato.
“Voglio dimenticare.”
“Cosa?”
“Che non ho nulla da dimenticare. Ora spicciati. Zoolab. Io e te. Hai venti minuti per prepararti. E se non ti presenti, ti verrò a cercare per estorcerti i soldi, spazzaponte del Garden di Trabia.” Disse Nanashi, indicando col pollice uno stand dedito alla riparazione delle armi.

-0-

Un duello privato, al Garden di Rinoa, nascosto agli occhi dei più. Qualcuno s’era fermato a osservare, cadetti, per lo più, ma anche SeeD, un Commander, e qualche civile che esplorava il Rinoa’s e si era stancato della calma che aleggiava nell’aria e desiderava delle emozioni di seconda mano.
“Di’, come ti chiami?” Chiese il cadetto. Maneggiava un nuovo modello di gunblade, completamente diverso da quelli a lama vibrante tramite scariche di mystes concentrato.
“Non ho nome. Tu?” Rispose Nanashi.
“Perché dovrei darlo ad un edgelord di ‘sto cxxxo?” Rise il cadetto, puntandogli il gunblade contro.
Premette il grilletto, e subito partì una scarica di piombo.
Un gunblade più letterale degli altri, pensò Nanashi, schivando la tempesta di proiettili. Doveva colmare subito la distanza, motivo per cui liberò il rampino, facendolo schioccare come una frusta prima di tracciare un semicerchio all’altezza delle ginocchia con esso. Il cadetto subito balzò sopra il cavo di mythril, motivo per cui Nanashi aprì il rampino così che si conficcasse nel terreno, e attivò la spola, trainandosi a tutta velocità con una mano mentre con l’altra mise mano alla Kodoku.
Il gunbreaker atterrò sul cavo e attese il ninja al varco. Nanashi ghignò sotto il suo roningasa.
“Idiota.”
Richiuse il rampino, e subito questo scivolò per terra, sotto il piede del cadetto, il quale perse per un attimo l’equilibrio, mentre Nanashi continuò il suo scatto imperterrito, e, quando fu a gittata, esibì la sua abilità nello iaijutsu.
Il gunbreaker parò il fendente all’ultimo, e venne ribaltato, atterrò per terra di schiena e sfruttò l’impeto per esibirsi in una capriola all’indietro prima di essere impalato dalla Kodoku.
Non ebbe neanche il tempo di rialzarsi che Nanashi incalzò di nuovo, proseguendo l’assalto, in una tempesta di fendenti tanto rapidi quanto precisi e controllati. Più da samurai che da ninja, osservò il Commander dagli spalti. Non un micromovimento di troppo.
Poi si udì un click, e una wakizashi arrugginita con un manico di corda schizzò fuori dalla protesi, e subito cominciò ad incalzare con ferocia, liberando una nube di gas verde-acqua con ogni fendente, che danzava intorno al suo evocatore e si scatenava contro il gunbreaker, soffocandolo e riempiendo i suoi polmoni di miasma tossico.
Non ne avrebbe avuto ancora per molto. Motivo per cui era giunto il momento di scoprire il suo asso nella manica, la base di tutta la sua scherma.
“TERMINUS EST!” Gridò il cadetto, tracciando una croce infuocata col gunblade, la quale restò sospesa in aria per un secondo prima di piroettargli attorno, formando un cerchio di fiamme attorno a lui e spargendo via la nube di veleno.
Di Nanashi, però, non c’era più traccia nel suo campo visivo. Solo una leggera brezza invernale che spirava verso il suo viso. Si girò d’istinto verso le sue spalle, e parò all’ultimo il fendente del ninja, e si ritrovarono a lame incrociate.
“Si può sapere chi ti credi d’essere?!” Urlò il gunbreaker.
“La voglia di cavarti i denti.” Replicò Nanashi.
Un altro click.
“Uno alla volta.” Proseguì il ninja, prima di sparare un getto di fiamme azzurre contro il suo avversario, dritto agli occhi. Lo avrebbe accecato permanentemente, non fosse stato per uno shell castato all’ultimo istante.
“Tutta questa brutalità, per dell’alcol?!”
“Fatti i tuoi, moccioso!” Ringhiò Nanashi, su di giri. L’odore della sua paura lo stava eccitando.
Anche più di quello dell’alcol.
Gli concesse il tempo di rialzarsi. Di rimettersi in guardia. E si concesse il piacere di vederlo trattenere il terrore sotto una ferrea disciplina.
Il commander fischiò sommessamente. Sapeva come creare pathos, quel Mumei.
Sapeva fare la figura dell’heel senza problemi.
E aveva il physique du role, tra l’altro.
Partirono.
Il gunbreaker tracciò ancora la croce del Terminus Est, la quale partì in avanti, lasciandosi dietro una scia infuocata che arse il terreno e che avrebbe arso vivo Nanashi se questi non si fosse tuffato di lato. Il giovane cadetto continuò ad alternare una tempesta di piombo dal suo gunblade ai terminus est, cercando di mantenere la distanza e di impedire a Nanashi di raggiungere la sua distanza preferita.
Il ninja rise sguaiato, mentre continuava a correre in cerchio intorno alla sua preda, sete di sangue nello sguardo.
Per un attimo si chiese quanto di quello che stesse facendo fosse guerriglia psicologica e quanto fosse verità.
Poco importava. Si era stancato di quella farsa, e corse di fianco ad un terminus est, dritto verso la sua preda, una pallottola che gli sfiorò la tempia, lasciandosi dietro un rivolo di sangue che andava a intrecciarsi ai capelli.
Il cadetto caricò di mystes il gunblade, e subito scatenò, mediante quelle dannatissime croci di energia, un uragano di fiamme che si espandeva a macchia d’olio, e prometteva di ingoiare e manducare Nanashi. Il gunbreaker lo vide venire colpito, e stavolta sentì la brezza invernale soffiargli verso il viso, quindi si voltò ancora verso le sue spalle, ma non c’era nessuno.
Poi sentì un dolore atroce alla schiena, e cadde a carponi, la spina dorsale quasi recisa dallo iai di Nanashi.
“Non m’aspettavo ti voltassi, ti dico la verità.” Disse il ninja, schiacciando il tacco dello stivale sulla ferita.
“Ma del resto, dovresti saperlo che nessuno ripete mai lo stesso trucco. Ora pagami da bere.”

-0-

S’era appena fatto una doccia quando giunse alla gala in uniforme, katana al fianco stretta al fodero col cosiddetto nodo della pace, quando gli si accostò Pip accompagnato dal cadetto che aveva sconfitto in precedenza.
“Leon e Joshua mi hanno raccontato come te la sei cavata allo zoolab.” Cominciò il commander.
“Quando c’è l’alcol di mezzo…” Cominciò Nanashi, prendendo un sorso del suo punch, e subito storse il volto in una smorfia. Troppo fruttato, troppo leggero.
“A proposito, questo qui- Joshua, giusto?- mi deve dei soldi! O può pagarmi in grappa, come vuole.” Finì il ninja.
“Ti pagherà, sì, ma metà dello stabilito. L’altra metà andrà nelle tasche del Garden per pagarti i contributi.” Disse Pip.
“Ma se non c’arriverò, alla pensione!” Rise Nanashi, amaramente.
“Pianifichi di morire prima?” Chiese Pip, sguardo gelido.
“La mia morte è affar mio.” Rispose Nanashi, improvvisamente algido.
“Tornando su argomenti più allegri, vorrei che tu partecipassi al torneo di domani.” Disse il commander.
“Facciamo così. Se vinco il torneo, tu mi sganci i soldi che mi avresti decurtato, se perdo ci fai quel che vuoi.” Disse Nanashi, poggiando il punch e porgendogli la mano.
“Affare fatto.” Rispose il commander, stringendogliela.
sanji5
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Re: Garden

Messaggio da sanji5 »

M tentò un altro morso allo zucchero filato; si sciolse in bocca all'istante, un misero pugnetto troppo dolce che lasciava lo stomaco vuoto. Una rappresentazione perfetta dell'intera città, che ti illudeva con suoni, colori e profumi invitanti, ma offriva ben poco in realtà, e quel poco era già nauseante. Gli mancavano i bassifondi di Rabanastre, il costante abbiare dei carni randagi, la sabbia marrone del deserto di Dalmasca che ricopriva ogni cosa quando soffiava il vento, l'odore di fogna nelle giornate di pioggia, le persone vere che non coprivano la loro realtà con costumi sgargianti e montagne di zucchero.
Una bambina lo stava fissando da qualche minuto ormai, e finalmente trovò il coraggio di allungare la mano. M buttò nel cestino lo zucchero filato e sciolse con una mano il nodo che legava il palloncino al polso.
«Ecco a te» le disse, sorridendo a lei e al papà che la teneva in braccio. «Me l'ha dato un Moguri qualche via più in là, se ne vuoi un altro.»
Si alzò dalla panchina, stirò le pieghe dei pantaloni con le mani e si avviò verso la parata dei Garden.

«M!»
Pip lo chiamò con un cenno della mano.
«Hai pensato di iscriverti al torneo di domani?»
In realtà ci aveva pensato e non faceva proprio per lui. Combattere per intrattenimento era una perdita di tempo, nemmeno da bambino gli era mai piaciuto far finta di lottare. Ma ora era un Cadetto del Garden di Rinoa e i Cadetti partecipavano ai tornei. Sarebbe stata un'occasione per conoscere meglio i suoi colleghi, perlomeno. Era stufo di camminare per le strade di Luka e non capiva nulla dei vari convegni e incontri con cui erano occupati tutti. Combattere non gli piaceva, ma se ne intedeva.
«Va bene.»
«Considerala la tua prima missione con noi.»
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