Dopo il tema “scottante” trattato ieri su Final Fantasy XV, ossia il passaggio di testimone da Nomura a Tabata, oggi approfondiamo uno dei capitoli (se non “il” capitolo) della saga più amati dal mondo occidentale. Parliamo di Final Fantasy VII, che spegne 20 candeline nello stesso anno in cui la saga Final Fantasy festeggia il suo trentennale. 

Nello Special di Edge dedicato al FF30th AnniversaryYoshinori Kitase (director e scenario writer) e Hironobu Sakaguchi (producer) ci raccontano come nasce la trama di Final Fantasy VII, in che modo il protagonista rivoluziona la tradizione RPG e soprattutto quali ragioni si celano dietro il celebre traumatico evento che segna la conclusione del CD1. Il prosieguo dell’articolo su quest’ultimo punto è naturalmente spoiler.



Yoshinori Kitase

Il modo in cui è stata scritta la storia di Final Fantasy VII è piuttosto interessante. Ci siamo divisi questa responsabilità: io, Nomura e Kazushige Nojima. Ciascuno di noi ci avrebbe lavorato una settimana, per poi passare lo script al successivo. Così ho scritto una trama e poi, dopo una settimana, l’ho passata agli altri. Hanno cambiato qualcosa, aggiunto scene e aggiustamenti in base ai loro gusti e alle loro idee. In questo modo abbiamo fatto a turni nel costruire la storia.

Volevamo che il modo in cui il giocatore si relazione ai personaggi cambiasse. Fino a quel momento c’era sempre stata un’equivalenza uno-a-uno tra il giocatore e il protagonista dei Final Fantasy. Anche i titoli Dragon Quest hanno sempre seguito questo schema: il giocatore coincide con il protagonista. Volevamo discostarci da questa idea, e mostrare un lato di Cloud che il giocatore avrebbe scoperto solo molto più avanti: avrebbe pensato di potersi immedesimare nel giocatore, ma poi si sarebbe aperto il sipario e il giocatore avrebbe visto un personaggio del tutto diverso. Era un modo di giocare con, o di spezzare, l’ortodossia dei Giochi di Ruolo. Non era mai stato fatto fino a quel momento, non credo proprio. 



Non c’è mai stato un vero dibattito sulla sorte di Aerith, se ucciderla o meno. D’altronde la storia è stata scritta in collaborazione, per cui eravamo tutti d’accordo che sarebbe andata in quel modo.

Personalmente, avevo una mia ragione specifica a favore della morte di Aerith. A quel tempo, era stato pubblicato il risultato di un sondaggio in cui era stato chiesto a dei ragazzini se pensassero che i morti potessero ritornare in vita. Più del 50 percento dei bambini intervistati aveva risposto di sì. Come mai? Doveva avere qualcosa a che fare con le favole della buona notte: l’idea che la principessa muoia ma poi, con un bacio del principe, ritorni in vita. Allo stesso modo, nei Giochi di Ruolo i giocatori sono spesso uccisi e poi magicamente riportati in vita. Ho iniziato a interrogarmi e mettere in discussione il modo in cui le persone stavano estrapolando la finzione per trasferirla nella realtà. Volevo che la morte di Aerith esplorasse l’idea della perdita: quella sensazione per cui ti rendi conto dell’importanza di qualcuno solo quando lo perdi, e senti davvero la perdita e la tristezza. 



Nei giochi, un personaggio muore e tutti sono portati a pensare che tornerà in vita più avanti, persino più potente di prima. Volevo invece che si percepisse il peso della morte, volevo renderlo reale. La ragione per cui abbiamo fatto morire Aerith non è legata alla mia personale esperienza con la morte; sembrava più una responsabilità che dovevamo assumerci. Se a causa dei nostri giochi i bambini si erano convinti che si potesse tornare indietro dall’aldilà, in qualche modo avevamo la possibilità di cambiare quella prospettiva.

 

Hironobu Sakaguchi

Il motivo della morte di Aerith, in parte, è rispondere alla domanda: “Come possiamo sorprendere il giocatore, sconvolgerli e mostrare loro qualcosa di mai visto?”. I giocatori l’hanno vista morire, e si aspettano che ritorni in vita più avanti. Il fatto che non accada è davvero memorabile. Resta impresso nella mente. 


Per altre curiosità sulla storia di Final Fantasy VII, date un’occhiata alla nostra Cronistoria Final Fantasy! 😉

Rinoa Heartilly

Rinoa Heartilly

Il mio nome è Anna e ho creato il Rinoa's Diary nell'ormai lontano 2001, stregata (ha-ha) dall'ottavo capitolo Final Fantasy. Da quel momento, l'amore per la saga non mi avrebbe più abbandonata.

Lascia un commento