Dentro le mura della città costantemente battuta dalle nevi di Coerthas, il Guerriero della Luce trova asilo presso la casa Fortemps, una delle famiglie nobili più importanti di Ishgard, con cui aveva già collaborato e stretto amicizia in passato tramite uno dei suoi figli più giovani: Haurchefant.
L’avventuriero e Alphinaud ricambiano la cortesia facendo il possibile per risolvere i problemi della città, interni o esterni che siano.
Scoprono così la complessità dei suoi intrecci politici, con l’Arcivescovo della Chiesa Ortodossa Thordan VII come autorità governativa assoluta e la sua cerchia di cavalieri più fidata, nota come Heavens’ Ward, i Guardiani dei Cieli, a fungere da esecutori della volontà divina rappresentata dal sovrano.
Ser Aymeric è il figlio illegittimo di Thordan, asceso al rango di Lord Comandante nonostante l’alienazione sociale portata dalle sue origini e capo della forza militare dei Temple Knights, sottoposta all’autorità della chiesa e quindi del padre.

Ci vuole qualche tempo prima di assestarsi nella nuova città, tempo durante il quale il Guerriero della Luce e Alphinaud si fanno conoscere nel bene e nel male presso le figure più importanti di Ishgard. E tempo durante il quale arriva una notizia secondo cui il Generale Raubahn sta per essere giustiziato, come punizione per aver sostenuto gli Scions nella loro fuga. Una volta scoperto, a dispetto del trattamento subito dal governo di Eorzea, Alphinaud decide di tornare a risolvere la questione una volta per tutte, con l’intento di salvare un vecchio amico. Non c’è trappola o schieramento che riesca a fermare la furia di chi era stato tradito dai nobili saloni del regno desertico, e per quanto il complotto abbia molte diramazioni, il nemico che il gruppo si trova a sfidare ha un volto ben noto: Ilberd. Dopo una dura battaglia il Traditore è costretto alla fuga dal Guerriero della Luce, ma prima di sparire gli ricorda che il suo scopo ultimo è stato sempre e sempre rimarrà quello di ottenere la liberazione di Ala Mhigo, con ogni mezzo necessario. Gli Scions riescono così a disfare la cospirazione e a salvare la vita di Raubahn, guadagnando finalmente una scoperta capace di rasserenarli con immenso sollievo: la Sultana è ancora viva.
Non c’era stato alcun avvelenamento mortale, ma solo teatrale: per evitare che il colpo di stato ordito dai cospiratori le fosse fatale, la sua morte era stata inscenata grazie ad un astuto espediente. Ripristinati gli equilibri politici all’interno della regione, il Guerriero della Luce e Alphinaud vengono assolti da ogni accusa.
Intanto la città di Ishgard e il suo popolo continuano ad essere sotto scacco a causa delle orde dei draghi, e quando l’avventuriero si impegna in prima persona ad intervenire, viene affiancato da uno degli eroi di Ishgard, il più accanito rivale delle stirpi draconiche: Estinien Wyrmblood. Noto come Azure Dragoon, la sua maestria con la lancia è il frutto di un allenamento specifico per il combattimento contro i dragoni. Il nemico principale verso cui prova un profondo rancore, colpevole dello sterminio del suo paese natale e capo delle orde di Dravania, è il Dragone Nidhogg, uno dei Sette Grandi Draghi della Prima Generazione. Il piano di Estinien per affrontarlo è iniziato tempo addietro. I Dragoni sono resi potenti dall’immenso patrimonio d’etere custodito nei loro occhi e secoli prima un gruppo di cavalieri di Ishgard, guidati da Thordan I, predecessore dell’attuale Arcivescovo, era riuscito a strappargliene via uno. L’Azure Dragoon se ne è impossessato e grazie ad esso ed all’aiuto del Guerriero della Luce, conta di avere i mezzi per mettere in ginocchio Nidhogg ed ucciderlo privandolo dell’occhio restante.

Come da abitudine, il Guerriero della Luce trova alleati inattesi durante il suo viaggio: Lady Iceheart, il cui vero nome è Ysayle, dopo essere stata sua nemica diventa una compagna che offre il proprio aiuto in cambio di un’occasione di conferire personalmente con il fratello di Nidhogg, Hraesvelgr, con cui sente di avere un legame molto speciale in quanto Tramite di Shiva. Una tribù di Moogle locali si offre di intermediare per agevolare l’incontro, ma esso non si svolge come sperato, dal momento che il Dragone rifiuta di offrire qualsivoglia supporto alla loro causa. Ysayle viene addirittura schernita quando dichiara di essere il Tramite di Shiva: come ogni Primal si tratta di una mera imitazione, creata da miti e leggende popolari e manifesta come entità colma di rancore. La vera Shiva, amando profondamente Hraesvelgr, chiese di poter stare con lui per l’eternità e per vincere la propria mortalità si fece divorare in modo da legare per sempre la sua anima a quella dell’amato. La sua presenza latente è tutt’ora la ragione per cui, nonostante tutto, egli non ha mai preso parte alle guerre tra uomini e draghi. Ma, più importante, la conversazione con il Dragone e la successiva battaglia con Nidhogg portano con loro delle scoperte sconvolgenti, che infrangono le bugie raccontate per secoli dalla chiesa di Ishgard alla sua gente. E che spiegano il lecito motivo della furia imperitura di Nidhogg e del suo instancabile accanimento contro le stirpi mortali, colpevoli di un terribile tradimento.
La storia racconta che proprio l’amore tra Hraesvelgr e Shiva segnò l’inizio di un periodo di pace tra uomini e draghi, ma nelle tenebre gli Ascian erano pronti a tirare le fila degli avvenimenti. Manipolarono l’invidia di Thordan I per il potere sconfinato dei dragoni, suggerendogli il modo in cui farlo proprio: divorando gli occhi di un Dragone, avrebbe ottenuto un’incredibile potenza. Così l’Antico Re e i suoi cavalieri, resi voraci e ambiziosi di fronte alla possibilità di conquistare una forza primordiale ed immortale, sfruttarono la fiducia nata tra i due popoli per assassinare Ratatosk, un’altra dei Sette Grandi Draghi della Prima Generazione, sorella di Nidhogg e Hraesvelgr. Scoperto il tradimento, Nidhogg provò a vendicarsi, reclamando la vita di alcuni cavalieri e di Thordan I, ma Haldrath, figlio di quest’ultimo e Primo Azure Dragoon, ebbe la meglio su di lui, cavandogli gli occhi e lasciandolo cieco e spezzato nell’anima. Hraesvelgr, consapevole della sua colpa nell’aver creato i presupposti per quel tradimento, offrì uno dei suoi occhi a Nidhogg, consentendogli così di sopravvivere. Da allora i primi cavalieri che divorarono gli occhi di Ratatosk trasmisero alle generazioni successive una maledizione che ancora oggi può in qualsiasi momento soggiogarli e renderli servi delle stirpi draconiche, trasformandoli anch’essi in draghi. Senza esserne consapevoli, quindi, gli abitanti di Ishgard non solo stanno combattendo per una causa sbagliata, ma spesso si sono trovati inconsapevolmente ad uccidere la loro stessa gente.
Nella loro ingenua favola perpetrata dalla Chiesa di Ishgard, però, sono convinti del contrario: credono infatti che sia stato Nidhogg ad assassinare il Re senza motivo, tradendo gli uomini e spezzando personalmente la pace tra i popoli.

Nonostante la terribile verità, il Guerriero della Luce ed Estinien devono placare l’ira di Nidhogg: giustificata o meno che sia la sua rabbia, il suo sentiero di morte e distruzione deve giungere ad una fine. Sconfitto il Dragone restituiscono a Hraesvelgr l’occhio perduto, pur offrendo biasimo all’antica creatura per aver indirettamente contribuito a fomentare l’odio e la guerra verso cui si è sempre ipocritamente definito neutrale. Ma se la Guerra coi Draghi sembra finita, la catena di odio ha ancora un anello da spezzare prima che si possa realmente parlare di pace: in seno alle mura di Ishgard, l’Arcivescovo Thordan VII, custode di tutte le bugie, ha molto di cui rendere conto.
Ser Aymeric, messo al corrente dei segreti tenuti dal padre e dalla sua cerchia privata, si schiera apertamente contro di lui, dando inizio ad una serie di ribellioni e conseguenti repressioni che demoliscono la stabilità politica e sociale all’interno della città. Ishgard accoglie così il ritorno dell’avventuriero, tra mura molto più fragili di quelle che aveva conosciuto: le tensioni crescono tra le nobili casate e il popolo che va pian piano aprendo gli occhi e il Lord Comandante finisce addirittura arrestato, rendendo inevitabile un assalto al potere che porti ad un governo più giusto.
Durante i disordini causati dalla cattura di Aymeric, sfruttati per scarcerarlo con la forza e rimetterlo in libertà, appare chiaro che una volta ancora le debolezze degli uomini sono state sfruttate dalle bieche manovre degli Ascian: l’Arcivescovo stesso, infatti, sembra essere in combutta con loro. Il suo scopo è raggiungere un luogo leggendario, l’antica terra di Azys Lla, un’isola volante creata millenni prima dagli Allagan e protetta da una potente magia. Per coprire la loro fuga alla volta di Azys Lla, alcuni membri dell’Heavens’ Ward si confrontano con l’avventuriero, fino a che uno di loro non riesce a coglierlo di sorpresa con un meschino attacco mortale. Ma Haurchefant, amico di lunga data del Guerriero della Luce e più nobile di cuore di tutte le casate dal sangue antico, salva la vita al compagno di battaglie ricevendo il colpo diretto a lui. Il suo fiero scudo si spezza, e il più coraggioso figlio di Ishgard rimane ucciso. L’Arcivescovo, approfittando del momento, abbandona la città che l’ha ripudiato per dirigersi al suo obiettivo principale.

Determinati a fermare lui e l’ennesimo piano degli Ascian, gli Scions raccolgono gli alleati a disposizione e tentano di battere sul tempo l’Heavens’ Ward nella ricerca di un modo per precederlo ad Azys Lla.
Scoprono così che la chiesa di Ishgard non è l’unica forza interessata a raggiungere l’antica landa: l’Impero di Garlean brama il potere in essa custodito e per arrivarci ha costruito una nave dall’immenso potere, la Gration, a quanto pare in grado di eguagliare la maestà dell’ammiraglia distrutta molto tempo prima da Midgardsormr.
È in questa occasione che il Guerriero della Luce incontra l’Imperatore Varis, sceso sul campo per ammirare di persona il teatro di battaglia. Thordan si rivela comunque più astuto degli uni e degli altri e grazie all’aiuto degli Ascian ottiene una chiave speciale che gli permette di schiudere un passaggio verso Azys Lla, consentendo a lui e ai suoi cavalieri di arrivarci prima di chiunque altro.
Il Guerriero della Luce è costretto allora a cercare una soluzione di ripiego, che richiede la creazione di un ariete d’etere in grado di incanalare il potere dell’Occhio di Nidhogg ancora in possesso di Estinien.
L’impresa esige la collaborazione di uno degli Scions mancanti, le cui conoscenze potrebbero essere in grado di dare i dettagli sulla realizzazione di un simile strumento: Y’shtola.
Ritrovarla si rivela però complicato: la donna ha usato un incantesimo proibito per fuggire da Ul’dah e questo ha fatto smarrire sia lei che Thancred nel Lifestream, il Fiume d’Etere. I Maghi Bianchi di Gridania offrono una soluzione e collegandosi alla sua traccia spirituale riescono a riportare indietro almeno lei, sebbene la lunga permanenza fuori dal mondo materiale le sia costato il senso della vista.
Appena ridestata la donna punta a sua volta il dito verso un’altra figura di grande sapienza: la sua maestra e insegnante Matoya, Anziana Custode dei Segreti di Sharlayan.
L’ariete era stato ideato proprio da lei molti anni prima come arma per combattere l’Impero di Garlean, ma decidendo che era troppo pericoloso ne aveva nascosto i progetti. Accettando il nuovo uso che intendono farne gli eroi e fidandosi del giudizio dell’allieva che li ha condotti da lei, la vecchia strega concede loro l’accesso alle conoscenze proibite.
Con l’ariete completo e funzionante gli Scions, forti anche del ritrovato aiuto di Y’shtola, riescono finalmente ad aprire una breccia verso Azys Lla. Ma sul più bello l’ammiraglia imperiale si interpone nel loro cammino ed Ysayle, prendendo per l’ultima volta le sembianze di Shiva, decide di sacrificarsi per danneggiare gravemente la nave imperiale, restando uccisa in un feroce bombardamento pur di permettere ai suoi compagni di arrivare a meta.

Raggiunta Azys Lla al prezzo di un’altra alleata perduta, il Guerriero della Luce esplora le antiche terre abbandonate e rimane atterrito nel trovarsi dinanzi Tiamat, uno dei Sette Grandi Draghi della Prima Generazione, intrappolata da catene magiche che la tengono confinata da un tempo incalcolabile.
Midgardsormr fa la sua apparizione e interroga la figlia sulle circostanze della sua prigionia, facendole confessare la gravità del crimine per cui sente non avrà mai redenzione: fu infatti lei a ridestare millenni prima il defunto Bahamut come ombra Primal, scagliandolo contro gli Allagan e l’Imperatore Xande, artefice dell’uccisione della sua versione originale.
La debolezza con cui aveva ceduto al gioco degli Ascian, lasciandosi convincere a generare l’entità che diede potere a Dalamud, l’aveva resa l’indiretta responsabile di ben due Calamità, oltre che dare vita ad un insulto vivente alla memoria del grande e orgoglioso Dragone Bahamut, caduto eroicamente nel tentativo di proteggere la loro terra, Meracydia.
Ferma nel pensare che la sua prigionia sia l’unico legittimo modo di espiare la colpa, chiede di essere lasciata lì, a contemplare in eterno i suoi errori.
L’ennesima tragica testimonianza del passato è l’ultimo tassello necessario alla maturazione del Guerriero della Luce, che dopo essere stato spogliato della Benedizione che lo aveva reso così forte nella sua prima avventura ha attraversato imprese e scoperte volte a renderlo sempre più consapevole delle ferite del suo mondo. La luce dei sei cristalli torna allora a splendere e il suo potere viene riforgiato, restituendo ad Hydaelyn il suo Campione.
Midgardsormr prende la forma di un drago adulto e offre le sue ali per condurre l’avventuriero verso l’ultima tappa di quel viaggio, il confronto con l’Heavens’ Ward.
All’interno delle antiche strutture ipertecnologiche degli Allagan, sono però gli Ascian i primi a pararsi sul cammino del Guerriero della Luce. Davanti a lui si trova ancora una volta Lahabrea, affiancato dalla sua compagna Igeyorhm. Convinti di poter aver facilmente la meglio sull’avversario indebolito, mancano di tener conto della sua ritrovata Benedizione della Luce e vengono entrambi sconfitti clamorosamente.

L’avventuriero ha con sé uno dei cristalli di Auracite, retaggio della compianta Moenbryda, e lo usa contro Igeyorhm, imprigionandola e distruggendola in modo definitivo. Lahabrea sembra sollevato, consapevole che dopo aver ucciso la compagna il suo avversario non dispone dei mezzi per eliminare anche lui, ma una volta tanto gli Ascian sopravvalutano le loro capacità di manipolazione.
Thordan VII e l’Heavens’ Ward non avevano mai avuto alcuna intenzione di sottostare alle ambizioni dei Servi di Zodiark e, ottenuto ciò per cui sono venuti ad Azys Lla, il secondo Occhio di Nidhogg, attingono al suo potere per eguagliare la forza di un Primal ed assumere l’aspetto estremizzato ed esaltato dell’Antico Ordine dei Cavalieri di Ishgard.
Come primo gesto, trasformato l’Occhio di Nidhogg in una spada dall’incredibile potere, Thordan sferra un singolo colpo che consuma l’essenza di Lahabrea trasformando la sua anima in energia per alimentare il potere della sua nuova forma trascendente.
Anche così, però, neppure il potere congiunto di tutti i Cavalieri prevale su quello riforgiato nell’anima del Guerriero della Luce, che vendica l’amico Harchefaunt sconfiggendoli tutti quanti nonostante l’impari duello.
Sventata anche l’ennesima minaccia, recupera entrambi gli occhi di Nidhogg e li restituisce ad Estinien, per poi tornare in trionfo ad Ishgard.
Senza più un Arcivescovo a governarli gli abitanti della città diventano responsabilità di Ser Aymeric, che ha un progetto molto ambizioso: ora che entrambi i fronti hanno perso i loro rispettivi agitatori, dovrebbe essere possibile ricreare un sentiero di pace e prosperità tra uomini e draghi.
Esistono però alcune circostanze che il Lord Comandante non ha considerato.
Anzitutto, l’esistenza di fazioni estremiste a sostegno della chiesa, che ritengono l’uomo un illecito usurpatore. Inoltre, anche accettata la verità nascosta dietro alle bugie dell’Arcivescovo, perdonare secoli di stragi efferate commesse dalle orde dei draghi è qualcosa che trascende la volontà di molti cittadini.
Più importante ancora, Aymeric non ha tenuto conto del grave errore di fiducia commesso dal Guerriero della Luce nel riconsegnare entrambi gli occhi di Nidhogg ad Estinien: la furia indomabile del Dragone ha strappato al fiero combattente il controllo del suo corpo, rendendolo una nuova e più potente incarnazione dello spietato drago.
L’unica speranza di fermarlo passa da Hraesvelgr, che viene infine convinto a schierarsi dalla parte dei mortali grazie alle parole del padre, Midgardsormr, ancora al fianco dell’avventuriero.
Il confronto finale davanti ai cancelli di Ishgard è proprio tra i due fratelli draghi. Ad avere la peggio sembra sia Hraesvelgr, che nella sua saggezza ha però affidato uno dei suoi occhi al Guerriero della Luce. Sfruttandone il potere, il Campione di Hydaelyn e Alphinaud riescono non solo a estinguere una volta per tutte lo spirito furioso di Nidhogg, ma anche a salvare Estinien nel processo.
La serie di risvolti che accompagnano le vicende non solo pone fine alla Guerra dei Draghi e riporta la pace, ma offre spunto per un nuovo ordine politico nella Città-Stato, che sceglie Ser Aymeric come capo delle casate nobiliari e schiera finalmente l’armata di Ishgard al fianco di quelle di Ul’dah, Limsa Lominsa e Gridania, rafforzando l’intera alleanza di Eorzea con una quarta nazione.

Mentre il nuovo governo si consolida, il Guerriero della Luce si impegna a proseguire la ricerca dei suoi compagni perduti iniziata con Y’shtola. Di Minfilia non c’è traccia ma ad occupare almeno moralmente il suo posto si fa viva una nuova utilizzatrice dell’Echo, nonché amica di vecchia data della precedente guida degli Scions of the Seventh Dawn.
Il suo nome è Krile, superstite dell’Isola di Val, supposta distrutta in una recente esplosione che sembra abbia cancellato il luogo dalle cartine geografiche.
Un istituto di ricerca magico di grande prestigio, Baldesion, era noto per allevare grandi studiosi e incantatori, di cui ora la ragazza sembra essere una delle poche se non l’unica rimasta, salva solo per via del potere dell’Echo.
Collaborando con Matoya, Krile aiuta il gruppo a rintracciare Thancred. Ma ad un passo dal ritrovarlo gli Scions fanno l’incontro di uno strano gruppo di avventurieri in nero, in grado di vincere la minaccia di un Primal con le loro sole forze. La speranza di aver trovato nuovi alleati si frantuma in fretta: per quanto siano anch’essi dotati del potere dell’Echo, non sono affatto salvatori pronti ad aiutare Eorzea quanto piuttosto le ennesime pedine intente a collaborare con gli Ascian.
La nuova minaccia ha un nome quantomeno evocativo, chiaro specchio di quello dell’avventuriero, che si ritrova a dover segnare tra le fila dei suoi nemici i cosiddetti Guerrieri dell’Oscurità.
Thancred si riunisce finalmente al gruppo, anche se al pari di Y’shtola ha dovuto pagare un prezzo nel suo viaggio attraverso il Lifestream: l’etere legato alla sua anima si è distorto al punto che non è più in grado di usare nessuna forma di magia.
Niente è più importante di ritrovare Minfilia ora, e Krile riesce a tracciare per l’avventuriero un sentiero verso la donna, che lo porta dai confini del mondo materiale fino al fiume d’etere, dove giunge al cospetto di Hydaelyn – anche se solo per fare una triste scoperta. La chiamata che tempo addietro Minfilia aveva sentito dalla dèa l’ha strappata da questo mondo, facendola ascendere al suo fianco per diventarne la portavoce. L’ultima cosa che può fare per i suoi vecchi compagni è riferire la storia più antica di tutte, ancora sconosciuta alla maggior parte dei mortali: il racconto della lunga battaglia tra Hydaelyn e Zodiark, del ruolo degli Ascian come servi di quest’ultimo e di come già sette volte siano riusciti ad avere la meglio, infrangendo altrettanti mondi-specchio. È pertanto cruciale che gli ultimi frammenti siano preservati, o Zodiark finirà inevitabilmente a tornare.
Riferita la scoperta, magra è la consolazione degli Scions nella consapevolezza che la loro amica risieda al fianco della Dèa Madre, avendola comunque irrimediabilmente perduta.

Al ritorno di quella presa di coscienza, l’incontro con i Guerrieri dell’Oscurità si ripete nuovamente e stavolta il capo di questi ultimi offre la sua storia come giustificazione per i loro gesti e per l’alleanza con gli Ascian. Il gruppo di avventurieri viene da uno dei sei Mondi-Specchio ancora integri, il Primo. Essi erano la controparte locale del Guerriero della Luce, emulatori delle sue imprese nel mondo relativo.
Ma la loro battaglia ha avuto un successo a quanto pare eccessivo: la Luce ha prevalso totalmente sull’Oscurità al punto da creare uno squilibrio irreversibile. Il pianeta è stato sommerso da un’Inondazione di Luce che ha consumato quasi ogni cosa, rendendo la vita impossibile per chiunque non abbia potuto trovare riparo nei pochi santuari ancora salvi dalla devastazione.
Questo ha reso le sorti del Mondo-Specchio esattamente opposte ma in qualche modo simili a quelle del Vuoto, il Tredicesimo Mondo, in cui al contrario è stata l’Oscurità a prevalere sulla Luce.
In entrambe le realtà intrappolate in questo destino crudele le persone sono destinate ad un eterno nulla in cui non esiste né la morte, né la vita.
Ai Guerrieri dell’Oscurità è stata così suggerita dagli Ascian una possibilità per salvare la loro gente: provocando una nuova Calamità, Hydaelyn sarebbe costretta a estinguere il loro Mondo-Specchio ricongiungendolo alla Fonte. Questo porrebbe si fine alle vite di chi lo abita, ma ritornando al Lifestream potrebbero un giorno risorgere nel mondo originale, evitando la condanna di un limbo perenne.
La situazione pone gli Scions di fronte ad un ovvio dilemma morale, combattuti tra condannare gli abitanti di un Mondo-Specchio all’oblio eterno o accettare le conseguenze di una Calamità con tutto ciò che ne può conseguire. Ad assistere l’alleanza di eroi in questo periodo di crisi, emerge una ragazza che era rimasta a lungo nell’ombra. Il suo nome è Alisaie, sorella gemella di Alphinaud.
La sua maestria con l’etere e la sua intelligenza la rendono una risorsa preziosa, specialmente quando i Guerrieri dell’Oscurità, per nulla dubbiosi quanto il Guerriero della Luce sulla strada da seguire, tendono una trappola al gruppo con lo scopo di eliminare quello che riconoscono essere l’unico vero ostacolo ai loro propositi.
C’era però un altro alleato ancora di cui tenere conto, che aveva finora agito quasi solo come consulente forte del suo ricco patrimonio di conoscenze. Uno dei pupilli prediletti del saggio Luisoux, Urianger.
L’incantatore ha in segreto messo in piedi uno scaltro doppio gioco, inserendosi come finto Ascian tra le fila dei Guerrieri dell’Oscurità e calcolando di ritorcere al momento opportuno la trappola contro loro stessi.
Cosa in cui riesce grazie al potere del Guerriero della Luce ed all’aiuto di Alisaie, che si rivela in grado di forgiare una spada d’etere dal sacro tomo ereditato dal nonno.
Lo scopo di Urianger era però ben più nobile e intricato della semplice disfatta dei loro avversari: sfruttando lo scontro di forze magiche tra due eroi in possesso della Benedizione di Hydaelyn, il Maestro di Sharlayan fa risuonare in armonia l’intensa luce creata dal conflitto, aprendo un sentiero che conduce tutti quanti al cospetto di Hydaelyn stessa.
E più importante ancora, l’energia creata dallo scontro è sufficiente a ridonare a Minfilia una forma ed a concederle i mezzi per ritrovare sé stessa, altrimenti eternamente congiunta alla dèa, dandole così la possibilità di offrirsi come soluzione al problema degli abitanti del Primo Mondo.

Al cospetto della donna e della divinità a cui s’è accompagnata, il capo dei Guerrieri dell’Oscurità chiede con rabbia per quale motivo solo adesso gli venga offerto aiuto e perché la Dèa Madre non sia mai intervenuta per proteggerli e consigliarli in precedenza.
Hydaelyn rivela così che per imprigionare e fermare Zodiark all’origine dei tempi ha dovuto legare anche le proprie mani, rendendole impossibile interferire direttamente con le vite dei mortali.
Ma grazie all’iniziativa di Urianger si è finalmente creata una possibilità per lei di offrire un aiuto concreto proprio tramite Minfilia, unico strumento di speranza per un mondo altrimenti perduto.
Abbandonando i propositi di distruzione una volta per tutte di fronte ad un’immeritata offerta di aiuto, i Guerrieri dell’Oscurità accettano quella speranza, ripercorrendo la strada che li riporta ad una casa che adesso potrebbe trovare la salvezza senza condannarne un’altra.
Esaurite le minacce di draghi, cavalieri e guerrieri, è il momento di far tornare gli Scions al completo recuperando i due soli membri mancanti all’appello: Yda e Papalymo.
Questi ultimi erano riusciti a fuggire da Ul’dah relativamente indenni, ma invece di unirsi ai superstiti, avevano usato l’occasione per infiltrarsi presso un gruppo di rivoluzionari capitanati da un certo Griffin.
Quest’ultimo stava incoraggiando la ripresa di Ala Mhigo facendo leva sui sentimenti dei suoi profughi di guerra rifugiati lungo i confini dei territori di Eorzea.
Il misterioso capo usa dei sosia che indossano lo stesso cappuccio e la stessa maschera portata da lui per nascondere la sua identità, sfruttandoli per fare propaganda e far aderire sempre più persone alla causa. Tra le ragioni principali che caldeggiavano le idee del gruppo c’era la negligenza delle Città-Stato, che sembravano averli abbandonati. Convincendoli di avere la forza per rivalersi da soli, Griffin li stava mettendo su un pericoloso sentiero di autodistruzione, dal momento che in realtà da soli non avrebbero avuto alcuna speranza contro l’Impero che aveva occupato le loro terre.

Yda e Papalymo cercano di usare la loro influenza per coinvolgere alcuni degli Scions e avvicinarli ad un potenziale incontro con questo capo mascherato, ma ottengono solo di bruciare la loro copertura ed eventualmente devono rassegnarsi al fallimento.
Si ricongiungono allora con tutti i loro vecchi amici, nella speranza che essi possano influenzare i governi di Eorzea, se non a prendere in mano la situazione, quantomeno ad aiutarli a prevenire un disastro.
Griffin viene intanto avvicinato da Elibidus, l’Ascian in bianco, che vede nell’ardore del rivoluzionario un perfetto strumento per attuare il volere di Zodiark.
Gli offre così proprio ciò di cui ha bisogno: il Potere. E gli consegna personalmente i due occhi di Nidhogg, recuperati in circostanze misteriose da un abisso in cui gli Eroi della Luce credevano di averli fatti scomparire per sempre.
I piani di Griffin sono orientati verso l’assalto del Baelsar’s Wall, una barriera artificiale eretta dall’Impero per tracciare in modo netto il confine tra Ala Mhigo e le foreste di Gridania.
I capi di Eorzea, informati sul pericolo, decidono di disporre le loro armate congiunte in prossimità delle mura fortificate, temendo che le azioni dei rivoluzionari possano scatenare una controffensiva di Garlean, che sperano in tal modo di prevenire. Finiscono però a fare esattamente il gioco del Capo Rivoluzionario, che vestendo i suoi uomini con le uniformi delle Città-Stato mette in scena un finto attacco dell’alleanza con cui dà fuoco alle mura. La vista all’orizzonte dell’autentica armata dà molta credibilità all’intera vicenda e permette di accendere la miccia verso il suo scopo ultimo: costringere Eorzea a entrare in Guerra e, volente o nolente, ad impegnarsi per tentare di liberare Ala Mhigo.
Gli Scions fanno un disperato tentativo di sventare la cospirazione, ma sconfiggono l’agitatore troppo tardi, scoprendone nel frattempo l’identità: dietro la maschera si celava Ilberd, coerente fino al suo ultimo respiro con l’obiettivo di salvare le terre da cui era stato cacciato anni prima.
E stringendo in mano i due Occhi di Nidhogg, mostra fino a che punto era pronto a spingersi per ottenere quello che voleva: comandando una divisione segreta dei suoi uomini di massacrare le sue stesse forze e condannando anche la sua stessa vita nel processo, crea un teatro di sangue e disperazione così tragico, da nutrire di odio e rancore l’energia spirituale contenuta negli artefatti draconici, fino a che un Primal nasce dall’incontro tra tragedia e potere: il Drago della Leggenda Shinryu.

Papalymo realizza che il potere della creatura potrebbe surclassare persino l’antica minaccia del Primal Bahamut e decide così di fare l’unica cosa che il breve tempo a sua disposizione gli consente, prima del totale risveglio di Shinryu: ricreando l’incantesimo del suo Maestro Luisoux attraverso ciò che restava del potente bastone che gli era appartenuto, crea un globo di energia magica che sigilla la figura del drago nascente.
Una nuova luna artificiale simile alla fu Dalamud si eleva nel cielo, prigione di una nuova minaccia Primal.
Ma il prezzo della magia costa la vita all’eroico mago, che scompare in un bagliore di luce davanti agli occhi disperati di Yda, da sempre e per sempre la sua più cara amica.
Purtroppo, per quanto il sacrificio di Papalymo non sia stato invano, la prigione magica è destinata a resistere solo per un tempo limitato. Un tempo comunque prezioso, che permette di cercare una soluzione più definitiva al problema. L’idea viene suggerita a sorpresa dal meno credibile degli alleati: Nero tol Scaeva. L’ex-ufficiale Imperiale, che tentò in passato di uccidere il Guerriero della Luce sperando di consumarne il dono dell’Echo, viene trattato con giusta diffidenza quando propone il suo piano: risvegliare l’Antico Macchinario Omega, sigillato sotto le rovine della Piana di Cartenaeu.
Già utilizzato con successo dagli Allagan per catturare il Primal Bahamut e rinchiuderlo nella sua famosa prigione Dalamud, sembra essere l’unica forza in grado di competere con la nuova minaccia. E in assenza di altre valide proposte, il piano viene accettato con riluttanza.
L’Arma Tecnologica Omega viene quindi rilasciata, ma sfugge dal controllo dei suoi utilizzatori.
Nel giro di pochi minuti compie comunque la sua missione e va a spezzare il guscio in cui è imprigionato Shinryu per confrontarsi immediatamente con lui.
I cieli si illuminano delle luci della loro clamorosa battaglia e alla fine di uno spettacolo cruento ed evocativo al tempo stesso, l’uno e l’altro precipitano come comete nelle terre di Gyr Abania, in quello che sembra essere stato un annientamento reciproco.
Nella confusione che segue le Forze di Eorzea fanno le loro mossa e occupano il Baelsar’s Wall per prevenire l’arrivo di rinforzi Imperiali che rischierebbero di rendere la fortificazione inespugnabile, decidendo di non avere più scelta: che sia o meno il momento giusto, non possono più procrastinare l’inizio della guerra.

La scomparsa di Papalymo fa racchiudere i ranghi degli addolorati Scions of the Seventh Dawn, ai quali viene concessa dalla bionda combattente che ha vissuto al fianco del prode mago l’ennesima rivelazione. A vestire i panni di Yda, Maestra di Sharlayan, c’era sempre stata la sua sorella più giovane: Lyse.
Con la morte dell’amico, scompare anche il tatuaggio fasullo che Papalymo aveva ricamato magicamente su di lei per farla apparire la Maestra Sharlayan che era stata in realtà la sorella, ma senza più la presenza del compagno di avventure, il suo piccolo trucco gentile svanisce nel vento. La donna si rende così conto di aver esaurito anche l’ultima delle scuse per rimandare il suo destino in qualità di unica discendente in vita di uno dei più grandi Capi della Resistenza di Ala Mhigo.
Molti degli Scions avevano sempre saputo la verità e l’avevano protetta, ma dopo essere cresciuta di potere, di coraggio e di saggezza, stabilisce che è il momento di combattere in prima linea per reclamare la terra che suo padre, sua sorella e tutti i suoi concittadini sono morti per difendere.
Pianto insieme il coraggioso amico caduto, rimangono per qualche minuto immobili come chi, sull’orlo del sonno con un incubo in agguato, cerca di difendersi, pur sapendo che si giunge al mattino soltanto attraverso le ombre. È ormai tempo di ridestare Ala Mhigo e scendere in guerra per la sua indipendenza.

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