La guerra per l’indipendenza di Ala Migho, un sogno che molti figli dell’est condividevano dopo anni di dominio imperiale, è ormai iniziata.
Allestito un campo appena oltre il Baelsar’s Wall, il successivo piano d’azione delle alleanze di Eorzea prevede una progressiva invasione nel territorio dell’Impero. Il Generale Raubahn, nativo delle terre occupate, viene messo rapidamente e naturalmente a capo dell’intera iniziativa.
Per riuscire è comunque vitale l’aiuto di una forza ribelle già in seno al territorio: la Resistenza.
Rhalgr’s Reach è la loro base operativa e insieme allo sparuto gruppo di combattenti che la occupano vengono coordinate le prime operazioni per la riconquista del territorio.
Inizialmente tutto sembra volgere al meglio e alcuni abitanti locali, fino a quel momento asserviti all’autorità Imperiale, rispondono positivamente alla chiamata delle Resistenza ora che l’esercito di Eorzea supporta la loro impresa.
Ad un passo dall’organizzare il primo vero attacco, la tragedia s’abbatte però su Rhalgr’s Reach.
Un improvviso assalto dell’esercito Imperiale manda in rotta le forze della Resistenza e causa danni persino tra le fila degli Scions, che vedono sconfitti alcuni tra i suoi più abili eroi: Lyse è battuta, Y’shtola è ridotta in fin di vita e persino il Guerriero della Luce è riuscito a malapena a contrastare l’invincibile capo del fronte nemico, Zenos yae Galvus, nientemeno che il figlio dell’attuale Imperatore.
Ma, cosa anche più demoralizzante, ad assistere l’esercito nemico c’è un’unità speciale di combattenti creati in seno al nuovo governo di occupazione. Gli Skulls, giovani cresciuti sin da bambini sotto l’egemonia imperiale, sono convinti che servire l’Impero con lealtà sia il modo migliore di essere integrati come degni cittadini di Garlemald. A guidarli c’è la feroce Fordola rem Lupis, la più promettente delle nuove generazioni nate in una Ala Mhigo già sottomessa.

Scoraggiati oltre che sconfitti, gli Scions devono raccogliere i pezzi di un sogno di riconquista che sembra infranto. La Resistenza ha perso molti uomini oltre che la volontà di combattere, adesso che si rendono conto di doverlo fare contro la loro stessa gente.
Raubahn fa il possibile per dissuadere dalla resa e assicura che l’esercito di Eorzea saprà organizzare una valida controffensiva. Ma fino a quel momento gli Scions devono valutare un piano d’azione per indebolire la solidità delle difese imperiali e Alphinaud e il Guerriero della Luce hanno fortunatamente un’idea.
Tempo addietro la kunoichi Yugiri aveva descritto i tentativi fatti dalla Resistenza di Doma, nel lontano oriente, per tentare di eliminare l’occupazione locale dell’Impero. Anche questi ultimi furono vanificati dalla discesa in campo del figlio dell’Imperatore, che guidò personalmente le sue armate verso la vittoria.
Se le armate Imperiali fossero costrette a dividersi per sedare due rivolte distinte, il fronte di Ala Mhigo si indebolirebbe a sufficienza da consentire l’avanzamento e il successivo trionfo delle armate di Eorzea.
È giunto quindi il tempo di riaccendere i fuochi della rivoluzione anche nelle distanti Terre di Doma.
Un lungo viaggio in mare conduce una compagnia scelta dall’altro capo del mondo, nella città di Kugane. L’enorme porto è l’unica città dei territori di Doma che abbia conservato una parvenza di autonomia politica, comprensiva di un’ambasciata di Eorzea e di privilegi per gli scambi commerciali che assicurano un santuario neutrale sorto in virtù di interessi economici.
Il luogo è quindi l’ideale punto di partenza per ambientarsi e trovare indicazioni su come localizzare il Fronte di Liberazione, nonché per cercare alleati che possano assistere la causa rivoluzionaria.

Stranieri in terra straniera, gli Scions scoprono tutte le infinite complessità delle ramificazioni politiche e sociali dell’occupazione Imperiale, che ha attecchito in modo molto differente in queste terre rispetto a come ha fatto ad Ala Mhigo.
L’ultima rivolta era avvenuta di recente a seguito di più di venticinque anni di occupazione, guidata dal Re Deposto Kaien Rijin, approfittando dei disordini della guerra di successione interna a Garlean. Ed ebbe persino un breve periodo di trionfo, prima che Zenos arrivasse a stroncarla uccidendo Kaien in una strage che fece supporre la morte anche di suo figlio Hien, diretto discendente al trono.
Il Guerriero della Luce ottiene l’aiuto della Kunoichi Yugiri, nonché del possente Samurai Gosetsu, e supportato dalle tribù e dai villaggi locali scopre che Hien è in realtà sopravvissuto.
Convincerlo a mettersi a capo di un nuovo tentativo di Liberazione si rivela difficile, ma le imprese degli Scions in queste Terre straniere fanno conquistare un prestigio tale agli avventurieri, da poter essere usato come leva nell’ampliamento di una rete di alleanze che diventa ogni giorno più forte ed estesa.
Il fronte Imperiale, amministrato localmente dalla tanto bellissima quanto spietata Yotsuyu goe Brutus, non reagisce con prontezza e fermezza sufficienti alla minaccia.
L’attacco in arrivo è sottovalutato sia da lei sia da Zenos, che delega la difesa della capitale alla sua sottoposta e lascia le terre di Doma con relativa noncuranza.
In effetti, il Principe di Garlemald non sembra veramente interessato alla conquista e alla gestione di governi locali: la sua unica chiamata è verso la battaglia, lo scontro, il sangue. E dopo aver assaporato un paio di duelli con il Guerriero della Luce, decide di aspettarlo al varco in quella che è sicuro comunque vada sarà la sua ultima meta: Ala Mhigo.
L’abbandono di Zenos diventa una delle chiavi della vittoria del Fronte di Liberazione, che guidato da Hien e supportato dall’avventuriero porta alla riconquista della capitale e alla disfatta di Yotsuyu.
La donna ha un oscuro passato e il suo odio profondo per la sua stessa gente la motiva in un gesto disperato, con cui fa crollare il Castello di Doma nel tentativo di uccidere l’erede al trono insieme a sé stessa. Ma Gosetsu, compiendo un gesto di grande coraggio, riesce a salvare tutti quanti.
La battaglia ha comunque lasciato sfiancate le forze di Doma, nonché semidistrutta la fortezza che poteva finalmente tornare ad esserne la casa.
Hien riconosce di avere un grande debito verso gli Scions of the Seventh Dawn per quello che hanno fatto e promette che, quando le cose si saranno opportunamente assestate, l’alleanza di Eorzea riceverà il supporto della sua armata. Per il gruppo non rimane quindi che tornare nelle loro terre a finire quello che avevano cominciato.

Ma anche se il ritorno di Zenos ad Ala Mhigo è stato propizio per la vittoria al Castello di Doma, durante l’assenza si è verificato un terribile risvolto: l’ennesimo assalto imperiale ha costretto a cedere altro terreno in prossimità del confine con Eorzea e nel processo Krile è stata catturata e fatta prigioniera.
In qualità di utilizzatrice dell’Echo è diventata subito oggetto di studio per l’Impero con risultati che gli Scions scoprono fin troppo presto: Fordola rem Lupis ha ottenuto una forma di Echo artificiale, che combinato con la sua già notevole maestria nell’uso delle armi la rende un nemico formidabile.
A dispetto di tutto, il morale dei soldati Imperiali dopo la disfatta a Doma è vacillante. Viceversa, la vittoria ha sollevato quello dei soldati di Eorzea e della Resistenza, che sanno di poter contare su un nuovo alleato.
Da quel momento, una serie di offensive ben coordinate fa crollare lentamente ma inesorabilmente tutte le fortificazioni dell’Impero.
Le battaglie chiedono un notevole dazio in termini di vite e il vecchio Capo della Resistenza rimane ucciso durante uno degli scontri chiave.
Lyse ne prende con riluttanza il posto, accettando infine di assumersi pienamente le responsabilità che l’eredità di suo padre e di sua sorella le hanno trasmesso. Di prendere quella strada che Papalymo aveva sempre immaginato per lei.
L’armata imperiale si trova stretta d’assedio intorno alla sua ultima roccaforte: la Città Occupata di Ala Mhigo. E come promesso, l’esercito di Doma arriva a dare manforte nel momento cruciale spiazzando le difese nemiche con un attacco aereo e permettendo al Guerriero della Luce di penetrarle fino a giungere faccia a faccia con Zenos stesso.
L’ennesimo scontro si risolve stavolta con la sconfitta dell’Imperiale, che ha finalmente trovato un nemico degno di questo nome. La sua forza era eguale solo alla sua follia e nel momento di massimo appagamento, concluso finalmente il meraviglioso duello che tanto a lungo aveva agognato, si toglie la vita davanti all’eroe e ad Alphinaud, andandosene alle sue condizioni – così come è sempre vissuto.
Il vento che soffia sul palco dell’ultimo duello per la liberazione dal giogo imperiale è testimone della realizzazione di un’impresa incredibile: Ala Mhigo è finalmente stata ripresa e Gyr Abania e tutte le terre di Eorzea sono libere e unite.
A quel punto, la Sultana di Ul’dah persuade il suo generale e protettore di lunga data a tornare in patria, sapendo che nonostante il suo amore e la sua lealtà, il vero desiderio nel suo cuore è quello di aiutare la sua nazione. E anche se con estrema riluttanza, accetta di lasciare il comando delle Immortal Flames e il fianco di Nanamo per contribuire in prima persona alla rinascita della sua terra d’origine.

Fordola viene fatta prigioniera insieme a molti dei traditori che ha guidato contro la sua stessa gente.
Il nuovo regno si affida alla guida di Lyse e alla saggezza di Raubahn, che cancellano la precedente struttura monarchica dando vita ad un nuovo governo repubblicano che usa come modello la democrazia immaginata da Aymeric a Ishgard.
Raubahn stesso viene messo a capo del nuovo esercito di Ala Mhigo e la città di Ul’dah offre il sostegno necessario alla rinascita di una nazione spezzata, chiedendo l’aiuto del Guerriero della Luce per recuperare antichi tesori da alcune rovine nel territorio di Gyr Abania e quindi, concettualmente, proprietà della città rinascente. Con un’armata ufficiale, una struttura politica rinnovata e una corposa iniezione di fondi economici, tutto quello che manca ad Ala Mhigo è di ritrovare i suoi vecchi cittadini che vengono richiamati dai rifugi in cui avevano preso asilo per anni, completando la ricostruzione della storica Città-Stato.
L’Imperatore Varis viene raggiunto in questo periodo dall’Ascian Elidibus, che nell’atto di offrire le condoglianze per la perdita del figlio, commette il massimo degli insulti nel rivelare che ne ha rubato il corpo dalla tomba per occuparlo come suo nuovo Tramite.
Questa offesa smuove qualcosa negli intenti dall’uomo, che comincia a vagliare delle alternative alle sue mire guerrafondaie e invia Asahi sas Brutus, fratello della spietata Yotsuyu, a offrire come gesto di buona fede uno scambio di prigionieri alla ricerca di trattative diplomatiche coi capi di Eorzea.
Il giovane rappresenta il fronte dei Populares, una divisione imperiale che promuove ideologie più pacifiste, opposte a quelle degli Optimates, dai precetti assai più estremi.
Prima di partire Asahi viene però intercettato da Elidibus, che lo convince dell’impossibilità di conciliazione tra le due grandi forze mondiali e della futilità di qualsiasi trattativa.
Orchestrando un astuto complotto il giovane mostra il suo vero volto al Guerriero della Luce, ammettendo l’odio che cova nei suoi riguardi per la morte di Zenos. E mentre finge con Hien e gli altri capi di essere davvero interessato a promuovere accordi di pace, in segreto inizia a manipolare la sorella, Yotsuyu.
Dopo la sconfitta la ragazza aveva perso parte dei suoi ricordi, inclusi quelli più traumatici del suo lontano passato. Gogetsu si era preso cura di lei, affezionandosi molto al volto ingentilito di una donna la cui cattiveria era originata proprio dalla vita crudele che aveva vissuto.
Per assicurarsi che torni quella di un tempo, Asahi le fa reincontrare i suoi terribili genitori, che l’avevano venduta ancora giovanissima usandola come merce di scambio, facendola diventare vittima dei maltrattamenti e degli abusi di uomini senza scrupoli.
I ricordi emergono insieme all’odio e la donna assassina il padre e la madre, proprio come il fratello aveva contato succedesse. E per portare a compimento il suo intricato progetto, dispone che vengano avvicinate alle donna delle casse piene di cristalli infusi d’etere.
Fomentata dal suo odio e macchiata dal sangue appena versato la donna si alimenta di quell’energia e si trasforma in un Primal, completando la macchinazione del giovane emissario imperiale, che si assicura in quel modo di far saltare ogni proposito diplomatico.
Yotsuyu viene fermata dal Guerriero della Luce, ma il fratello mostra a tutti il suo lato più spietato e la assassina di fronte agli attoniti spettatori. Col suo ultimo gesto, la ragazza ricambia la cortesia, trafiggendo il corpo di Asahi con lame incantate e ponendo fine all’ordalia di sangue con la sua triste ma giusta vendetta.

Il giovane emissario fallisce non solo nello scontro, ma anche negli intenti: Maxima quo Priscus, suo secondo in comando, ha ascoltato l’intera vicenda e saputa la verità sull’identità di Zenos offre ad Alphinaud di continuare le trattative per conto dei Populares, che ripudiano le recenti azioni del loro folle rappresentante e restano leali alle loro ideologie.
Parte così insieme al gruppo di pacifisti alla volta dell’Impero, ma Elibidus si pone ancora una volta d’intralcio e invia un assalto che abbatte la nave su cui si trovavano i diplomatici.
Dopo lo schianto cerca di uccidere ciò che resta di loro, quasi riuscendoci, se non fosse per l’inaspettato soccorso di un uomo chiamato Shadowhunter, capo di uno schieramento ribelle ed evidente ex-membro dell’alta gerarchia militare di Garlean, come dimostra il distintivo terzo occhio collocato sulla sua fronte.
Quella sorta di perla incastonata nel viso garleano è esclusiva degli imperiali dotati di forza sovrumana e di grandi capacità di combattimento, cosa che ha reso molti ufficiali imperiali dei nemici terribili per Eorzea.
Questo imperiale in particolare si scopre essere una figura ben nota, che rivela per la prima volta il suo volto: Gaius Baelsar. Il primo vero nemico da cui gli Scions furono battuti molti anni prima e che come prova della sua defezione dal governo imperiale, ha rinunciato alla particella nominale “van”, assottigliando il suo nome come già fatto da Cid Garlond.
Insieme a lui, Alphinaud si ritrova a viaggiare nelle lande imperiali, isolato dai suoi alleati, e scopre qui una terrificante verità: l’Impero sta sviluppando un’arma di distruzione di massa, un gas letale chiamato Black Rose. Già collaudato con successo contro le prime sacche di resistenza locali, il suo possibile uso contro luoghi più popolati getta una terribile ombra sul futuro dello schieramento di Eorzea.
Elidibus recupera intanto un suo vecchio alleato, la cui presenza è cruciale, ancor più dopo la perdita di una pedina fondamentale quale è stato Lahabrea. Viene infatti richiamato l’Ascian che primo fra tutti aveva controllato l’Impero sotto il volere di Zodiark, colui che si era sostituito a Solus zos Galvus fino al giorno della sua morte, alla veneranda età di 88 anni, il burattinaio di ogni misfatto compiuto sin dalla fondazione dell’Impero. Consegnato ad un corpo più giovane dello stesso Solus clonato in multiple copie, viene di fatto riportato in vita e dinanzi al palese disprezzo dell’Imperatore Varis, schernisce le azioni del presunto nipote, spiegandogli che l’unico vero scopo dell’Impero deve essere quello di generare caos per creare i presupposti che portino a nuove Calamità e quindi al completamento delle Ricongiunzioni dei rimanenti Mondi-specchio. I tempi sono maturi ed è necessario muovere nuovamente guerra ad Eorzea.

Varis acconsente solo in parte: se pure accetta di avvicinare gli eserciti ai confini di Ala Mhigo, prima di muovere qualsiasi attacco tenta un incontro diplomatico con i Capi delle Città-Stato.
Lì rivela loro la natura della cospirazione che coinvolge Ascian e Impero e dichiara che l’unico modo di vincere contro i Primal e i Servi di Zodiark, è quello di essere uniti in un’unica nazione e di essere tutti membri di un’unica grande razza.
Poiché la frammentazione in 13 mondi-specchio è stata la causa della divisioni in così tante specie e quindi della nascita di culture così diverse e per loro natura tanto facili ad entrare in conflitto tra loro, il suo piano è quello di accelerare il corso degli eventi distruggendo nel minor tempo possibile i 6 Mondi-Specchio restanti.
In questo modo la Fonte tornerà completa e l’umanità tornerà ad essere una forza coesa ed omogenea, in grado di unirsi sotto un unico vessillo per contrastare ogni forza divina che cerchi di controllare il loro destino.
I Capi riuniti ovviamente non accettano di prendere parte ad un piano così folle e disastroso, non importa quanto pericolosi possano essere gli Ascian. E senza un accordo, la guerra diventa l’unico modo di imporre le proprie rispettive visioni.
Ad aggiungersi al già crescente numero di problemi con cui l’alleanza di Eorzea deve fare i conti, uno ad uno tutti gli Scions vengono colpiti da una strana afflizione di tipo soprannaturale.
Una voce che sembra trascendere il tempo e lo spazio, nel tentativo di comunicare con loro, li fa crollare privi di sensi uno dopo l’altro, come se l’anima venisse strappata dal corpo.
Il Guerriero della Luce è uno dei più resilienti a questo fenomeno e riesce a mantenere intatta la sua coscienza per rispondere ad un appello di aiuto delle Città-Stato di Eorzea: Zenos, o quantomeno colui che ne sta occupando il corpo, è sceso sul campo di battaglia e sta facendo a pezzi chiunque si frapponga nel suo cammino. Il suo eccezionale potere è frutto dell’unione tra il più allenato dei corpi imperiali e la sorprendente potenza magica degli Ascian.
Yugiri, Hien e Lyse uniti non sono una sfida alla sua altezza, ma l’avventuriero torna a combattere il suo vecchio duellante e la sua Benedizione della Luce è ancora una volta soverchiante per il servo di Zodiark.
Uccidere un Ascian non è però facile impresa e il Guerriero della Luce non può fare altro che metterlo in ginocchio ad oltranza, incapace di impedirne l’eterna rigenerazione.
Fatalmente, la chiamata dalla voce ultraterrena arriva di nuovo, ma stavolta nel momento meno opportuno, facendolo crollare e rendendolo facile preda del suo nemico appena resuscitato.

Strappato dalla teatro di combattimento, l’avventuriero incontra finalmente l’origine della voce.
Un misterioso uomo incappucciato comunica con lui in quello che sembra essere un osservatorio interdimensionale, dove aleggia una rappresentazione visiva dei 13 mondi-specchio creati da Hydaelyn.
L’evocatore non svela la sua identità, ma rassicura l’invitato che il suo corpo è stato tratto in salvo prima che potesse subire un colpo fatale. Aggiunge anche di aver lasciato qualcosa per lui, al ritorno: una specie di faro che aprirà una strada verso il Primo Mondo, il regno piagato dall’inondazione della luce alla perdita dell’equilibrio tra le forze, lo stesso in cui Minfilia ha ricondotto i Guerrieri dell’Oscurità ed in cui l’aiuto degli Scions of the Seventh Dawn è richiesto a gran voce.
Lo mette infatti in guardia su un concetto fondamentale: non importa che vinca o perda la sua battaglia attuale. Qualsiasi strada che non lo conduca da lui, finirà solo in rovina.
A differenza dei suoi molti compagni ancora incoscienti, il Guerriero della Luce riesce a riprendere conoscenza e parte alla ricerca del passaggio indicato dall’uomo misterioso, raggiungendo la Crystal Tower, l’enorme edificio costruito millenni prima dal folle Imperatore Xande nel tentativo di aprire un varco verso il Tredicesimo e ultimo Mondo-Specchio, tuttora soggiogato dalla più fitta oscurità.
Fiducioso non solo di poter risolvere le battaglie promesse seguendo le indicazioni della voce aldilà del tempo e dello spazio, ma anche di poter recuperare i propri compagni una volta ancora, il Guerriero della Luce parte così verso l’ennesima nuova avventura, in direzione di un altro mondo.
Lui, che correva a combattere al primo grido d’aiuto, deve abbandonare il campo di battaglia.
Lui, che difendeva la sua terra da ogni male, deve lasciarla per un regno sconosciuto.
Lui, che da sempre era il Campione della Luce, deve diventare il Portatore dell’Oscurità.

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